Bruno Bavota – Mediterraneo

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Bruno Bavota MediterraneoDirty Little Review è nato con in sottofondo dischi di Pearl Jam, Nirvana, Afterhours e gente varia. Capita a volte di allontanarsi però dai soliti ascolti musicali, per scoprire delle vere perle.

Io amo la musica più di ogni altra cosa, ma non ascolto tutta la musica, sia chiaro. Anzi, mi sta parecchio sulle palle chi dice “la musica mi piace tutta”, non ho mai visto una collezione di dischi con album di G**i D’******o (censura, non voglio scrivere robe brutte) vicini a quelli di Giorgio Canali.
Lo scorso inverno, ho dato ascolto a Everywheregigs, un progetto di house concert concepito a Padova dal buon Simone Fogliata. La newsletter di Everywheregigs proponeva un concerto di tale Bruno Bavota in un appartamento a Venezia. Sulla fiducia, mi iscrivo e vado.

Ora è estate, tempo di concerti all’aria aperta, birre, bella gente e figate varie, ma immaginatevi per un attimo di essere a gennaio, un venerdì sera con molta nebbia e di passeggiare per le calli isolate di Venezia.  Bene, già questo basterebbe per una serata stupenda. Aggiungeteci anche un concerto di un pianista in un appartamento del ‘600 e la serata diventa perfetta.

Dopo quella sera, inizio ad ascoltare Bruno Bavota ogni volta in cui sento il bisogno di un po’ di silenzio e isolamento. Il 25 maggio scorso è uscito Mediterraneo, il suo nuovo disco, e mi sono dovuto ricredere sulla mia chiusura musicale. Ascoltare cose nuove non può essere che positivo, naturalmente quando queste cose nuove sono di qualità.

Bavota ha registrato gli 11 pezzi dell’album completamente al buio. È la stessa atmosfera che ha riproposto la sera del concerto a Venezia e la stessa che prova a proporre in tutti i suoi live. Ho ascoltato più volte Mediterraneo di sera, mentre lavoravo al computer con solamente la luce dell’abat-jour accesa. Romanticismi a parte, a quanto pare è uno dei pochi dischi con il quale riesco a concentrarmi, dopo a In Rainbows dei Radiohead.

Bruno Bavota

L’intro con Interlude è perfetto per capire subito cosa ci sarà nel disco: pianoforte ovunque, ma anche archi, cambi di ritmo, momenti di riflessione assoluta e momenti di sfogo. Tutto sempre al buio, ovviamente. Bavota raggiunge il massimo della sua espressione in Who loves, lives, anche secondo lui stesso, il pezzo migliore del disco. Posso assicurarvi che dal vivo rende ancora meglio. Nell’album ci sono anche un paio di pezzi in cui Bruno abbandona il suo pianoforte per prendere la chitarra. Ecco, da chitarrista un po’ mi dispiace, perché in Mediterraneo sarebbe stato più che sufficiente solo il piano. Però va beh, dice di aver messo tutto se stesso in questo lavoro e se in questo se stesso c’è anche un po’ di chitarra, lasciamogliela.

Sono stato più romantico del solito, me ne rendo conto. A volte però può valerne la pena per ricordare una stupenda serata invernale a Venezia.

Come ascoltarlo: Mentre si lavora al computer e intorno c’è troppo casino per concentrarsi. Ah, naturalmente tutto al buio

Pezzoni: Interlude, Who loves, lives

Anno: 2015


Enrico Grando