Dirty Little 2021 – I migliori dischi di questo dannato anno.

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Ho purtroppo ascoltato davvero poca nuova musica quest’anno, cercando la sicurezza e il conforto nei vecchi amori. Leggo le varie classifiche di fine anno (dai, poca polemica sul loro senso, è onanismo musicale da appassionati, lasciateci fare!) e mi rendo conto di essermi perso un sacco di uscite interessantissime. I pochi dischi nuovi che ho ascoltato li ho però amati davvero molto.

Qui i miei dieci album preferiti di questo dannato 2021, in ordine più o meno sparso. Ad eccezione dei Black Country, New Road, loro sono in assoluto al numero 1.

Black Country, New Road – For The First Time
Album di debutto pazzesco. Suoni splendidamente londinesi e qualità assoluta. Li avrei dovuti vedere live a Venezia a inizio novembre, ma la data è stata cancellata all’ultimo. Gran peccato, è la novità che più ho amato quest’anno (anche se diversi singoli erano già usciti precedentemente).

Low – Hey What
L’opening track White Horses da sola vale l’acquisto (o lo streaming, vedete voi) del disco. Low in stato di grazia.

Arab Strap – As Days Get Dark
Dopo una serie di disconi, nel 2006 Aidan Moffat e Malcolm Middleton annunciano lo scioglimento degli Arab Strap. 10 anni dopo si riuniscono per una serie di live e iniziano i lavori per il nuovo album, che vede la luce proprio quest’anno. Com’era facile immaginare, altro discone.

Mogwai – As The Love Continues
I Mogwai saranno sempre un’assoluta certezza. Per quanto mi riguarda, qualunque loro lavoro meriterà sempre qualsiasi top ten.

Kings Of Convenience – Peace Or Love
Il nuovo disco dei Kings Of Convenience è passato piuttosto in sordina, o almeno non ho percepito l’hype che meritano. Ad ogni modo, Peace Or Love è un disco splendidamente kingsofconvenciano (perdonate la parola orribile), un disco di cui sentivo il bisogno. Oh, non pubblicavano nulla di nuovo dal 2009!

Damon Albarn – The Nearer The Fountain, More Pure The Stream Flows
Non siamo ai livelli di bellezza di Everyday Robots, ma siamo decisamente fortunati a essere contemporanei di Damon Albarn. Con pochi dubbi, tra i migliori artisti di questo periodo.

Iosonouncane – IRA
Probabilmente il mio album più atteso dell’anno. Decisamente più difficile del capolavoro DIE, IRA richiede più ascolti per essere amato. Una volta digerito, non se ne può fare a meno.

Phill Reynolds – A Sudden Nowhere
Quasi mi dispiace che abbia trovato la popolarità musicale che merita grazie a X Factor, mi piaceva il fatto che pochi fortunati consocessero la musica di Phill Reynolds.
Ma no dai, ovviamente auguro a Silva ogni successo, se lo merita tutto, e A Sudden Nowhere è davvero un disco ben riuscito.

Onceweresixty – The Flood
Va beh, chi mi conosce sa che qui sguazzo in un mare di conflitto di interessi, perché da un po’ di tempo ho la fortuna di suonare con i Onceweresixty. Ma per questo loro primo disco posso essere oggettivo, è tutta roba di Marco e Luca, io sono arrivato a giochi fatti. Un po’ per studio, un po’ per passione, questo disco l’ho naturalmente consumato. E ad ogni ascolto mi piace di più.

Sleaford Muds – Spare Ribs
Non credo sia il miglior disco degli Sleaford Muds, ma restano comunque superiori ai più e la loro musica mi fa sempre impazzire.

Bonus Track
Comunque, cari lettori, il pezzo che ho ascoltato di più quest’anno è stato questo qui sotto, fuori classifica solo perché è uscito ormai parecchi anni fa.


Enrico Grando