I 10 migliori album internazionali del 2015

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Ogni sito di musica che si rispetti (webzine vi piace di più?) scrive la propria classifica dei migliori dischi dell’anno. Eccheeh, volete proprio manchi quella di Dirty Little Review?
Eccoli qui sotto, dal n.10 al n.1, gli album internazionali usciti nel 2015 che più mi sono piaciuti.
Se preferite invece la musica del Bel Paese, cliccando qui trovate la classifica dei migliori album italiani del 2015.

#10. Tame Impala – Currents
Personalmente, non sono un grande amante dei Tame Impala, nulla di personale eh, sono fighi, ma troppe tastiere in genere non fanno per me. Ho voluto però dare ascolto ai consigli di Olimpia e ascoltato Currents per bene. Beh, mi sono ricreduto, ‘sti Tame Impala ci sanno proprio fare!

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#9. Public Service Broadcasting – The Race For Space

Public Service Broadcasting

Conosco i Public Service Broadcasting grazie al mio coinquilino, e grazie a Inform – Educate – Entertain, il loro album precedente. The Race For Space non raggiunge la stessa qualità, ma il duo londinese meriterebbe una citazione in qualunque classifica. Nel disco è racchiuso il meglio della sperimentazione del 2015, strumenti a fiato su base elettronica e chitarre distorte su ritmi funky, il tutto tenuto insieme da voci campionate che hanno pescato qua e là da vecchi archivi televisivi. Proposito per l’anno nuovo: vedere un concerto dei Public Service Broadcasting dal vivo.

#8. Godspeed You! Black Emperor – Asunder, Sweet and Other Distress
Quattro brani solamente: tanto basta ai Godspeed You! Black Emperor per produrre un capolavoro. Nessuna voce, chitarre perennemente distorte, violini, due bassi e due batterie. Suonano insieme dal ’94, ma li ho scoperti solo ora. Recupererò, prometto.

#7. Tallest Man on Earth – Dark Bird Is Home
Qualche anno fa mi sono appassionato al buon vecchio spilungone svedese, comprando in un colpo solo tutta la discografia di The Tallest Man On Earth. Niente male, ma tutta la sua musica tende ad essere piuttosto ripetitiva. Così sembrerebbe anche per l’ultimo Dark Bird is Home, ma questo disco ha l’enorme merito di avermi risollevato in un momento di tristezza qualche giorno fa. E qual è lo scopo principale della musica se non questo? In classifica senza nessun ripensamento.

#6. Editors – In Dream

editors in dream

Non sarà il loro miglior lavoro, li preferivo sicuramente quando nei loro pezzi c’era meno elettronica, ma devo ammettere che gli Editors continuano a piacermi.
Pur non raggiungendo la qualità di An End Has A Start, il nuovo lavoro In Dream conferma il loro talento, specie in pezzi come Forgiveness e The Law (in cui collabora Rachel Goswell degli Slowdive).
La voce di Tom Smith poi resta tra le migliori degli ultimi 10 anni.

#5. Sufjan Stevens – Carrie & Lowell
Sarò sincero, ho conosciuto la musica di Sufjan Stevens solo a inizio dicembre, vedendolo citato in ogni classifica dei dischi migliori dell’anno. Ho voluto ascoltarlo e ho capito il perché di tanto successo. Ascoltatelo al mattino, magari mentre andate a lavoro (in bici è il massimo) e capirete anche voi perché Carrie & Lowell è tra i migliori dischi del 2015.

#4. Sun Kil Moon – Universal Themes
Mark Kozelek è uno di quei tizi che stanno sulle palle, avendo però un talento straordinario. Prima con i Red House Painters, ora con i Sun Kil Moon, la sua musica è davvero stupenda. Universal Themes non è totalmente all’altezza del precedente Benji, ma il gruppo resta comunque tra le realtà contemporanee più interessanti. I pezzi sono dei veri e propri racconti (6 minuti e 45 la canzone più corta), molti dei quali racconto dell’esperienza di Kozelek in Youth di Paolo Sorrentino. Mentre ascoltate il disco, prendete i testi e leggeteli, ne vale la pena.

#3. John Grant – Grey Tickles, Black Pressure

John Grant - Grey Tickles, Black Pressure

La voce calda di John Grant mi è sempre piaciuta parecchio. Quando ascolto Grey Tickles, Black Pressure, mi sembra di guardare un film. Poche storie qui, terzo posto senza dubbi.

#2. Blur – The Magic Whip
Oh, che vi posso dire, secondo me i Blur hanno sempre dato il paglione agli Oasis, mi piacciono parecchio, più o meno in tutte le loro forme. Dopo 12 anni di battibecchi e reunion, i quattro sono tornati con The Magic Whip, e ‘sto disco l’ho letteralmente consumato. Sarò sincero, sono stato molto tentato di piazzare il Blur al primo posto, ma ho già fatto vincere Damon Albarn l’anno scorso e so che qualcuno avrebbe gridato al complotto.

#1. Low – Ones And Sixes

low ones and sixesQuando torni a casa (troppo) tardi da lavoro e vuoi solamente morire sul divano bevendo una birra, hai voglia di ascoltare qualcosa di triste. Trust dei Low è stato per me una colonna sonora fondamentale in questi momenti. Hanno all’attivo una discografia slowcore pazzesca e dopo vent’anni riescono ancora a fare album da meritarsi la prima posizione nell’invidiatissima classifica di Dirty Little Review, con pezzi di una bellezza rara (leggi Gentle). Low And Sixes disco internazionale dell’anno. Senza dubbi.


Enrico Grando