Brunori Sas è diventato famoso, ma non fateglielo sapere.

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Per capire il senso del nuovo tour di Dario Brunori, bisogna tornare indietro nel tempo fino al 2009, i tempi in cui Olimpia (quella delle classifiche su DLR) e la sottoscritta andavamo a vederlo suonare all’Ex Macello a Padova, ingresso libero e veramente quattro gatti che si chiedevano «ma chi xeo?». A quei tempi, ti potevi permettere di chiedergli di cantare Osanna Eh durante un concerto e dopo, ti andavi a far autografare il CD in un backstage assolutamente privo di sicurezza, ma assolutamente carico di buon umore, simpatia e cordialità.

Oggi nessuno mi chiede più «Chi è Brunori», ma «perché non mi hai detto del concerto di Brunori?».

Lo spettacolo di ieri sera all’Atlantico Live è stato sicuramente la consacrazione di Dario nostro: un tutto esaurito non solo nella data romana, ma per tutto il tour: infatti sono previste altre due date belle cicciotte a Milano il 30 giugno e a Roma al Postepay Sound Rock il 4 luglio.

brunori sas atlantico roma

Ci siamo subito accorti che questo sarebbe stato un concerto diverso: l’età media delle persone nel parterre era diciotto anni, sufficiente per sentirti subito fuori luogo, vecchio e destinato a soccombere tra la folla di questi ragazzi che alla maggiore età sono già alti un metro e ottanta.

Si spengono le luci e inizia il concerto. Al posto dell’attesissimo (almeno da noi) Lucio Corsi che sta aprendo le date non solo di Brunori ma anche dei Baustelle, un Nicolò Carnesi dell’ultimo momento voce e chitarra. Quattro pezzi in tutto tra cui Lévati e Zanzibar.

Probabilmente a causa di qualche problema tecnico, Dario ci mette un po’ ad arrivare sul palco, ma è subito commozione e gioia quando inizia l’intro di La verità, il singolo con cui il 20 gennaio ha lanciato il suo nuovo album A casa tutto bene. C’era molta attesa tra di noi su come avesse arrangiato i pezzi per il live visto che tutto l’album, affidato alle sapienti mani del produttore Taketo Gohara, è molto arrangiato, stratificato, complesso. Mi spiego meglio, Dario Brunori, da bravo musicista qual è, tende a curare ogni minimo dettaglio delle sue canzoni, orchestrando i pezzi con molti strumenti. Si passa così dal brano Il vestito da torero dove tra gli strumenti suonati ci sono persino i giocattoli, a Don Abbondio in cui il mandolino americano e la mandola contralto si uniscono al Korg Trident producendo atmosfere country con sfumature dark. Il risultato è un disco da artigiano, pensato, che parla della vita in provincia come scelta e di sfida contro la vita liquida della nostra società. In Lamezia Milano, ad esempio, c’è la dicotomia tra la metropoli che ancora incanta e la provincia ferma agli anni ’80, due mondi diversi che coesistono nello stesso tempo in cui sono presenti valori e princìpi diversi, una rappresentata dalla vita al cellulare e l’altra dalla vita reale. I suoi testi, insomma, parlano della volontà, o forse utopia, di voler salvare il mondo con la sua musica. Un fine nobile che dà senso al suo lavoro, una funzione salvifica ahimè molto rara e preziosa.

brunori sas atlantico

Sul palco, invece, il nostro amico calabrese schiera la sua solita band e una violinista e va dritto liscio alternandosi tra chitarra, pianoforte e monologhi comici che hanno alleggerito un concerto molto sfidante dal punto di vista tecnico.

Solo qualche neo, o per meglio dire neon: i monitor a led sullo sfondo dove scorrevano animazioni da screensaver da Windows 3.1 sono risultati piuttosto fastidiosi, poiché la band era sempre contro luce o per meglio dire al buio. Io Dario lo devo vedere bene, maledetti tecnici della luce, non potete ostacolare il nostro amore!

Altro problema di natura tecnico-organizzativa, una complicazione atavica che ci rende tutti vittime impotenti: all’Atlantico, come in quasi tutte le music hall romane, sentirete solo tanta caciara frastornante, con i volumi sparati tutti al massimo per cercare disperatamente di occultare il fatto che la struttura è buona solo come discoteca, o magazzino per far seccare i salami, ma non come sala da concerti, buon Dio! Idem per Capannelle, dove si terrà il Roma Postepay Sound Rock. Andateci, ma non vedrete e non sentirete un granché, dal momento che è un ippodromo.

Morale della favola, andate a sentire i concerti di Brunori, perché è bravo, umile, simpatico e geniale, ma preghiamo tutti il dio Ticketone e la dea Siae affinché programmi un tour teatrale.

Le foto sono scattate da Paolo Sbraga, che oltre ad essere la mia anziana metà, è anche un grande fotografo e mi segue in tutti i concerti improbabili che gli propongo.

Quando: Sabato 1 aprile 2017

Dove: Atlantico, Roma

Scaletta:
– La verità
– L’uomo nero
– Canzone contro la Paura
– Lamezia Milano
– Colpo di pistola
– La vita liquida
– Come stai
– Fra milioni di stelle
– Le quattro volte
– Pornoromanzo
– Lei, lui, Firenze
– Arrivederci tristezza
– Una domenica notte
– Il costume da torero
– Sabato bestiale
– Don Abbondio
– Rosa
Bis
– Guardia ’82
– Kurt Cobain
– Secondo me


Jessica Panzini