Giulio Casale – Inexorable

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Premessa, doverosa, per i lettori: chi mi conosce sa quanto io segua da molti anni Giulio Casale e ne apprezzi le varie forme di espressione artistica. Ho amato molto gli Estra, ho imparato a conoscere, prima, e a seguire costantemente, poi, Giulio, sia come solista che come attore e autore teatrale, nonché come scrittore. Detto questo, potrei parafrasare il titolo di un disco di George Michael (che però non è presente nella mia discoteca…): ascoltate (leggete) senza pregiudizio.

Giulio Casale - Inexorable

Perché l’occasione di inaugurare la collaborazione con i tipi loschi di Dirty Little Review è quella di recensire, in modo certamente incompleto e non autorevole, il nuovo disco di Casale. Inexorable è stato pubblicato lo scorso 11 gennaio, e proprio in quella data con Uglydogs abbiamo avuto il piacere di ospitare all’Orvettspace di Mussolente la prima data assoluta del nuovo tour di Giulio, affiancato sul palco dai bravissimi Alessandro Grazian ed Emanuele Alosi.

Giulio Casale Alessandro Grazian

Sebbene ce ne fosse stata la possibilità, non ho voluto acquistare, né quindi ascoltare, il disco prima di quella serata, perciò il primo ascolto l’ho goduto in diretta, assolutamente. Anche se, a onor del vero, cinque canzoni “nuove” già le conoscevo bene, essendo state pubblicate un anno fa nell’ep Cinque anni, anticipo dell’album vero e proprio.
Naturalmente, quella sera, ho acquistato il vinile in edizione limitata (ça va sans dire), oltre al cd per l’ascolto in auto.

E in questo mese quest’ultimo supporto è stato protagonista di una heavy rotation nel mio lettore. D’altra parte, era un disco che attendevo (non solo io, ovviamente) da molto. Sei anni sono passati da quello che ormai è il penultimo lavoro in studio di Giulio, Dalla parte del torto, il white album.

Giulio Casale Emanuele Alosi

Non risulta facile scriverne. Per la profondità del disco, che risulta attraversato sì da sonorità e arrangiamento del tutto inediti finora nella produzione di Estremo, ma soprattutto (e non ci aspettavamo nulla di diverso) da testi di altissimo livello, evocativi e poetici. E proprio da qui prende le mosse questa breve analisi dell’album, un verso per ogni canzone a immortalare un momento, come fosse un’istantanea. Let’s start!

1. Soltanto un video: “… E guarda come corro verso l’alba che viene”. Un voltarsi indietro malinconico, il senso di aver perso molto. Un addio. Definitivo?

2. Non ci sarò: “Quando me ne andrò vivrò per sempre e ti racconterò cosa c’è in cielo, in volo”. Qui sì, sicuramente, un addio definitivo, la morte, e solo con il suo sopraggiungere una nuova prospettiva su passato (e futuro)

3. Coscienza C: “… e la parola era, mio genio del sociale, coscienza critica”. La forza della parola, nell’epoca dei social, e dei suoi fraintendimenti. A partire magari da un errore.

4. Scolorando Bice: “… Ci va una qual pazienza certosina per tirare tutti i fili nodi e ponti col passato”. Strutture e sovrastrutture armoniche, forse la composizione (e l’esecuzione) più difficile dell’album. Un gioiello, con citazione finale curtisiana.

5. Un minuto: “… là, dove bellezza è stare”. Tanto “lussureggiante” la canzone che la precede, quanto essenziale, nelle sonorità, questa. Poesia musicata, non c’è altra definizione.

6. Sono corpo: “Ma prima di tutto sono un corpo”. La “rivincita” della corporeità, la ritrovata consapevolezza della nostra fisicità.

7. Un giorno storico: “… ma proprio quando conti di essere niente hai vinto il premio più bello”. In un epoca piena di influencer, di ambizioni sfrenate a essere importanti, ricevere il premio come “persona meno rilevante dell’anno” è un atto controcorrente. Giulio, in direzione ostinata e contraria, sempre.

8. Roger trip advice: “Io chiamo ai remi i marinai ma sto scalando una montagna”. La canzone che più “chiama” al canto. Ironia e ritmo.

9. Ammirarti infinita: “Tutto quello che posso, tutto quello che so è ammirarti infinita”. La bellezza. L’amore, puro, a nudo.

10. Tutto cadeva: “… ma si notava da mo’ “. I crolli, cui seguono i cambiamenti. Anche se a volte è (molto) doloroso.

11. Resto io: “Comunque resto io, in bilico tra rabbia forza tenerezza”. Posta significativamente a chiusura del disco, la canzone manifesto dell’album, sempre a modesto parere di chi scrive. Un filo rosso la lega ad Apritemi, e non solo. Un testo in prima persona che, partendo dall’autobiografico si fa corale, in maniera del tutto naturale. La si sente (e la si fa) subito propria.

Contenute come bonus nella versione in LP, poi, Facci sperare ancora e soprattutto quella pietra preziosa che è Le nostre pmi. “Qualcuno le canti, qualcuno ricordi le nostre piccole e medie imprese”. Di persone, sì persone. Finirebbe, in un mio ipotetico “Best of GC”, ai primissimi posti.

Giulio Casale

Che ne dite? Vi ho incuriosito? Non vi devono certo convincere le mie parole e i miei giudizi, ovviamente soggettivi. Lo farà l’ascolto. La musica, e l’arte in generale, ha il potere di farci condividere emozioni e di metterci in relazione. E quella contenuta in questo disco è di prima qualità. Ne sono sempre più convinto. Già ora posso dirlo, sarà fra i miei dischi top del 2019.

A quanti seguono con passione Giulio ma “diffidano” della svolta pop nelle sonorità delle nuove canzoni: lasciatevi prendere per mano, apprezzate l’evoluzione. Anche perché non è certo una svolta al ribasso, non c’è niente di commerciale. Qui l’asticella della qualità, se possibile, si alza ancora.
Giulio resta se stesso, nel cambiamento.

Once again, the lights have changed. (Open your mind)

Come ascoltarlo: Mente aperta, orecchie tese, in piedi, pronti al movimento. Con un calice di Due Santi Riserva in mano.

Pezzoni: Resto io, Un minuto, Coscienza C, Soltanto un video.

Anno: 2019


Francesco Nicolli

Le foto di Orazio Bao, Gabriella Strada e Giorgio Crestan.