Royal Blood – Royal Blood

0
1410

Recensione Royal Blood - Royal BloodPerché spesso capita così: non sentendoti al passo coi tempi e desideroso di scoprire qualcosa di nuovo, impresa ahimè piuttosto ardua oggigiorno in ambito musicale, accedi ai siti specializzati e vedi cosa passa il convento. Inizia in questo modo la ricerca, spesso fallimentare, di qualcosa che possa stimolarti. Fino a quando, un pomeriggio, non incappi nei Royal Blood, gruppo emergente capace di inanellare primi posti in classifica sia nel Regno Unito che in Irlanda offrendo una miscela di garage rock e post-grunge, riveduta e corretta per il periodo che corre. Complice una condivisione sui social network sempre più massiccia, decido di dare una chance al duo British.

Il disco si apre sulle note di Out of the Black, e subito una bella scoperta: il sound è piuttosto scarno e sporco come piace a noi (vero?), nella migliore tradizione rock/grunge. Quello che lascia un po’ interdetti è il timbro del cantante, assolutamente anonimo e sentito decine di volte, specialmente negli ultimi anni.

Nonostante il sound aggressivo, le melodie dell’album sono assolutamente orecchiabili e scorrono piuttosto bene, a parte la deboluccia You Can Be So Cruel, di gran lunga il pezzo più dimenticabile della prima metà dell’album. Per fortuna arriva l’ammiccante Blood Hands a sollevare le sorti di un album fin qui appena sufficiente, così come Careless. Chiudono quindi il lotto Ten Tonne Skeleton, non male, e Better Strangers.

Ma quindi, dovrebbe chiedersi il lettore visto che stiamo trattando una recensione, questo disco merita o no? Trattandosi di un mix a metà strada tra i Black Keys e gli ultimi Muse (con una spruzzata di stoner), dovrebbe essere una figata. E invece no. Iperpompati e iperosannati dalla quasi totalità della critica, i Royal Blood hanno sicuramente del potenziale e dello stile, ma il loro esordio non è sicuramente una prova indimenticabile: purtroppo si fa veramente fatica ad arrivare alla fine, e la produzione non esalta quella ruvidezza del suono che potrebbe, almeno in parte, fare la differenza. Bocciati sì, ma nulla è perduto.

Da Ascoltare: se avete voglia di essere aggiornati sulla musica di oggi, alla faccia di chi vi dà dei fottuti nostalgici.

I pezzoni: Out of the Black, Figure It Out

Anno: 2014


Andrea Cignoni