Estetica Kuntziana – La bellezza ai tempi di MTV

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“oooooo noooooi ceeeerchiaaaaaamoo laaaa beelleeeezzaaaaa ovuuuunqueeeeee” cantavano i Marlene Kuntz, e l’altro giorno lo stavo urlando pure io in bicicletta, quando una signora ferma al semaforo di fianco a me, mi guarda, sorride e…
“Ardua ricerca”, mi fa.
“…scusi?” le chiedo io, sfoggiando un occhio da triglia lessa; è già tanto se so di essere al mondo.
“Ardua ricerca, quella della bellezza”. Semaforo verde. “Buona giornata!”
“e..io..no..sono i Marl..e…stavo solo can..arrivederci”. Sta cosa che la gente mi parla prima delle 10 di mattina ancora non riesco a gestirla, quindi ci ho messo un po’ a realizzare il tutto e a rendermi conto che aveva ragione.

Illustrazione di Giulia Damiani - Dirty Little Review

Ultimamente mi sento mitragliata da una serie infinita di schifezze: Salvini in desabillè – bum – pubblicità del calcolatore ormonale  – bum – foto di gente che non sa usare il selfie stick, manicure improponibili con temi invernali, il ritorno degli Ugg, bum bum bum.
La pessima notizia è che alla sagra del cattivo gusto partecipano pure i video musicali: si va da quelli nonsense tipo flusso di coscienza di Flavia Vento a quelli caratterizzati da tripudi di tette, culi roteanti e cosce lunghe superbronze che mi fanno sentire un mostro mitologico a metà tra Sgarbi e una suora orsolina con i baffi da pesce gatto.
Usciamo dal tunnel, per favore.

Seguendo il consiglio dei Marlene ho deciso di sfrigugliare nel web e condividere con voi una breve lista dei video che mi piacciono di più. 3,2,1, rifacciamoci gli occhi:

#1 Ok Go! – I won’t let you down
Avrei potuto proporvi anche This Too Shall Pass, uno spettacolare effetto domino homemade, o Last Leaf, una storia in stop motion realizzata con dei disegni a laser sulle fette del pane da toast, o anche Here it Goes Again, con coreografie sui tapis roulant, o Needing/Getting, White Knuckles, Skyscrapers… gli Ok Go! sono simpatici e geniali. Sempre.

#2 Alt-j – Fitzpleasure
Il singolo è ispirato al libro di Hubert Selby Jr., Last Exit to Brooklin, dove in un capitolo viene narrata la storia di Tralala, una prostituta uccisa durante uno stupro collettivo. Il video ufficiale secondo me ha un retrogusto dei ritratti di Diane Arbus, nota fotografa degli anni ’50 nonché massima espressione dell’aggettivo “creepy”…da vedere assolutamente. Nel video che vi propongo, invece, tutto ruota attorno alla perversione sessuale in una perfetta sinergia tra musica e scene, linee e curve corporee, canti gregoriani e bondage, sacro e profano; una bellezza artistica che sa di proibito e violento. Sconsigliata la visione a chi ha l’animo da chierichetto.

#3 Polica – Wandering star
La scelta del video non è minimamente influenzata dalla presenza di ballerini/e bravissimi/e (e con addominali scolpitissimi/i), non sono nemmeno affascinata nel modo più assoluto dalla location, un deposito di opere d’arte. La musica è irritante e davvero odierei tantissimo se qualcuno mi impiastricciasse di colore dalla testa ai piedi.
Già.
…dove ho messo le tempere?

#4 Hot chip – Boy from school
Ero indecisa tra All is Full of Love di Bjork, Weapon of Choice di Fatboy Slim e altre amenità visive, ma alla fine mi ritrovo a tifare sempre per i più “sfigati” della lista, quindi ho optato per gli Hot Chip. Vi ricordate Neil di Art attack? Quello che ogni volta andava in discarica a raccattare le peggio cose, si metteva in giardino di casa sua e le trasformava in disegni bellissimi visibili rigorosamente dall’alto? Gli Hot Chip han fatto più o meno lo stesso, con qualche effetto speciale in più e sporcando ventisette volte tanto. Per i nostalgici delle forbici con la punta arrotondata.

#5 Vinicio Capossela – Pryntyl
L’ultima posizione è dedicata al mio amico Gio, che un sacco di tempo fa mi aveva sfidato a trovare un video italiano che fosse quantomeno decente. Eureka! Vinicio mi salva sempre. A dire la verità anche Colapesce e Il Disordine delle Cose si difendono molto bene, ma Pryntyl ha un fascino particolare. La canzone fa riferimento al romanzo Scandalo Negli Abissi di Louis-Ferdinand Céline e racconta le vicende della sirena Pryntyl, che dopo aver scambiato la sua coda per un paio di gambe, può cantare e ballare solo in sirenese. Una storia rappresentata con personaggi in cartoncino animati da meccanismi costruiti con oggetti di riciclo e manovrati da mani blu, mentre giochi di ombre e pesci colorati accompagnano un ritmo frizzante e fiabesco. Un tuffo carpiato nello splendore dell’animazione di Virgilio Villoresi.

Vi saluto dalla camera di Giulia, mia grande amica nonché ottima illustratrice che oggi “mi ha accordato i polsi e mi ha invitato per un tè”… vi dirò la verità, guardando i suoi disegni ci vuole davvero poco a trovare la bellezza. Vittoria!


Olimpia Schiavon

L’illustrazione all’inizio di questo post è di Giulia Damiani. Date un occhio ai suoi lavori su giuliadamianiart.tumblr.com.