Ukulele Songs – Eddie Vedder

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Eddie Vedder è un fenomeno. E’ riuscito a fare un disco rock con l’ukulele.
L’album sembra quasi un b-side del precedente (capo)lavoro Into The Wild. Vedder si tranquillizza, decide che 6 corde sono troppe e butta giù un 35 minuti soffici.
La voce è quella corposa di sempre, per l’occasione giusto un attimo più delicata e dolce rispetto ai dischi con i Pearl Jam.
Ci butta dentro pezzi originali, cover dei suoi PJ (Can’t Keep) e versioni di canzoni popolari americane, dove ogni tanto si fa accompagnare da qualche ospite, Cat Power tra tutti.
Longing To Belong è probabilmente il miglior pezzo. Il violoncello che accompagna l’ukulele è perfetto. L’unica macchia è quel telefono che squilla in chiusura di Satellite, la traccia che lo precede. Non ci sta proprio, un po’ come l’aceto nella pasta (cit. di fatti accaduti).

Con Hey Fahkah per un attimo si riscopre l’Eddie Vedder cazzone che si vede ai concerti e scappa il sorriso. Fa tutto da solo: sbaglia un attacco, si maledice e inserisce la traccia nella produzione finale.
Raccomando solo di non ascoltarlo troppe volte di seguito. Potrebbe annoiare un attimo. E’ pur sempre un disco di solo ukulele e voce!

Stupende le fotografie di Danny Clinch all’interno del booklet.

Ah, il rumore dello Zippo in apertura di Goodbye (track #5) vale almeno un ascolto.

Come ascoltarlo: In cuffia, isolato dal mondo. La location migliore sarebbe quella scelta per il video di Can’t Keep qui sopra, ma ho la sensazione che non sia facilmente raggiungibile se non si è elicotteromuniti!

Pezzoni: Can’t Keep, Longing To Belong

Anno: 2011


Enrico Grando