Americana – Neil Young & Crazy Horse

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Non so come dirlo, ma secondo me questa volta ha cannato.
Sia chiaro, lo dico da amante folle di Neil Young. E’ tornato a registrare con i suoi immensi Crazy Horse dopo quasi dieci anni, interpretando a modo suo canzoni tradizionali del folk americano e inglese, da Oh Susanna (sì, quella di Oh Susanna, non piangere perché) a God Save The Queen. Le ha interpretate a modo suo dicevo, con un sound che ricorda moltissimo il vecchio Young dei primi tempi. Chitarre molto distorte e voci (solo apparentemente) un po’ stonate. Il sound (che fa decisamente più figo che dire suono) è ruvido. Gratta proprio. Spesso troppo però!
L’intento era quello di rispolverare pezzi classici che vengono sempre cantati senza prestarne la giusta attenzione. Molti testi sono stati rovinati per sempre insegnandoli come filastrocche ai bimbi. Neil Young vuole far capire che Clementine è invece la storia di un minatore della corsa all’oro del 1849 a cui era morta la figlioletta. Quindi va bene, vedendolo sotto quest’ottica non è poi così male, ma in ogni caso resta un disco molto sotto gli standard, qualunque altro lavoro precedente è decisamente superiore!

Va bene, lo ammetto. Non ho l’album originale, l’ho ascoltato solo da YouTube e Deezer. Ma il mio giudizio non è dato dalla qualità del suono.
Ho letto recensioni e critiche molto positive riguardo a questo disco. Addirittura c’è chi lo reputa uno tra i migliori di Young. Oh, io l’ho ascoltato più volte, ma non riesco a farmelo piacere. Probabilmente bisogna essere americani o canadesi per goderselo.

Scusa Neil, mi sento una merda.

Come ascoltarlo: mah.. direi sul divano, con un principio di sbornia da birra in lattina e un cappellino da baseball in testa.

Pezzoni: The Wayfaring Stranger

Anno: 2012


Enrico Grando