Snazzback – Hedge

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Dopo qualche anno di attesa finalmente è uscito un nuovo album degli Hiatus Kaiyote!
Solo che il gruppo si chiama in modo diverso, sono in 8 anziché in 4, non sono australiani ma inglesi, e non sono gli Hiatus Kaiyote. Si chiamano Snazzback e com’è giusto che sia sono piuttosto sconosciuti.

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Internet ci spiega che si tratta di un gruppo di Bristol etichettato neo-soul/jazz/fusion, genere che pare andare molto di moda ultimamente nell’oltremanica (citofonare Tom Misch); sono nati come busker, in strada, e dopo qualche anno di attività hanno deciso di incidere il loro album di debutto Hedge.

Nella loro pagina Facebook citano come ispirazione Christian Scott, Medeski Martin & Wood, Portico Quartet e BadBadNotGood, io li identifico appunto come degli Hiatus Kaiyote feat. Snarky Puppy.
La chiudiamo qua?

[No, non è per tirarsela con una lista di nomi semi sconosciuti e di dubbio gusto, è che se per sbaglio vi piace davvero sto disco è giusto tirare indietro il nastro e passarseli tutti, sti nomi.]
[E un po’ per tirarsela, ovvio, per cos’altro scriviamo a fare?!]

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Comunque no, non la chiudiamo qua.
L’album si apre con il bel groove di Park Ark, che a metà si trasforma in un beat afro-jazz, e si perde in un universo senza ritmo prima di tornare al groove iniziale. Si insomma, un biglietto da visita con su scritto “Qui non ci si annoia”.

Nel secondo pezzo a tutto questo si aggiunge una voce che ricorda tantissimo Nai Palm, ed entra in maniera improvvisa, inaspettata, e al tempo stesso necessaria. È quel genere di voce che si può paragonare ad uno strumento solista, che è protagonista senza mai coprire, complementare al groove e sconsideratamente “effortless”.

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Dopo un po’ di frizzantezza gratuita, l’album ci offre i due singoli Ellsdon in a Hedge Pt. 1 e Ellsdon in a Hedge Pt. 2: dodici facce della stessa medaglia.

Nella prima parte troviamo la definizione di neo-soul: un beat hip hop molto chill, progressioni jazz, melodia vocale un po’ soul e un po’ “out” (ecchedai co’ sti inglesismi).
La Pt. 2 riprende ovviamente il tema, ma lo fa con un beat molto più afro, che ne stravolge il senso e un po’ disorienta, come conoscere per la prima volta qualcuno che già si conosce.
È un sentirsi a casa a 3000 km dal tuo indirizzo di residenza, una serena euforia.

Se dovessi scegliere una caratteristica per descrivere gli Snazzback direi proprio questo: una serie di contraddizioni apparentemente distanti tra loro ma inspiegabilmente familiari e rassicuranti.
I due pezzi successivi, Soggy Pocket e D.M.S., seguono ancora questa linea, anche se in maniera un po’ più pacata e meno travolgente, mentre Flump in chiusura è tutto quello che puoi chiedere a un pezzo jazz del 2018, che pur nella sua istrionica dinamicità risuona ancora un po’ come casa, dopo il viaggio in 6 pezzi appena percorso.

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Ecco, io a sto punto vorrei fare la conclusione dove lancio ‘sti Snazzback come gruppo rivelazione che dominerà la scena neo-soul per i prossimi anni, ma sembra che in giro non abbiano riscosso grande notorietà, proprio zero.
E quindi niente, non potrete usarli per tirarvela, toccherà ascoltarli solo perché vi piacciono. In pieno stile Dirty Little Review.

Come ascoltarlo: Fa un po’ lo stesso, assicuratevi solo di avere il collo libero per evidenziare il groove, e di non disturbare quando vi partiranno gli “uuuh” di riconoscimento.

Pezzoni: Ellsdon in a Hedge Pt. 1 e Pt. 2

Anno: 2018


Mirco Geremia