Tom Misch • Geography

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Tom Misch è uno di quelli che ami e odi, uno di quelli con un talento smisurato ma con cui ti berresti tranquillamente una birra, in quel sud-est londinese che si sta facendo largo nell’attuale scena neosoul.
Lo ami perchè ha un range musicale vastissimo che sa fondere e rendere più accessibile del banale pop, e lo odi perchè a 18 anni già raccoglieva pubblicamente l’eredità di J Dilla nei suoi beat hiphop/jazz dai suoni e riff invidiabili. E io no.
Comunque io principalmente lo amo, e amo questo disco.

Ma come si fa a non volergli bene?
Ma come si fa a non volergli bene?

Fa un po’ strano parlare di album di debutto per un artista sulla scena già da 4 anni, che ha pubblicato più di una ventina di pezzi e che ha già fatto un tour sold out in Europa e negli States, ma il nostro ci tiene ad etichettare i precedenti lavori solo come EP e Mixtape e a considerare questo come il suo album d’esordio, vista anche l’insolita quanto significativa presenza della sua voce.

Largamente anticipato con 4 singoli negli ultimi 6 mesi, Geography si presenta esattamente come annunciato: un blend di hiphop/disco/jazz/soul/funk che sa far ballare, sa stupire e a tratti pure emozionare.

Tom Misch Geography
Geography

L’album parte con una dichiarazione d’amore alla musica, all’“art for art’s sake”, che precede un pezzo del “solito” Tom Misch: basso nitido, cassa in quarti, e chitarrina che si diverte tra accordi e riff jazzy. Si sale ancora con South Of The River, il primo singolo che ricorda molto i vecchi Jamiroquai, per poi passare alla JohnMayeresca Movie, secondo singolo del disco.
Ecco, messa così sembra che Tom copi qua e là e non ci metta niente di suo, ma la cosa più incredibile è proprio questa sua capacità di fondere generi e ispirazioni diverse e mantenere un suono personale e riconoscibile, e vi posso assicurare che bastano pochi secondi per riconoscere un suo pezzo.

Il disco prosegue con un beat neosoul e un pezzo intinto di bossanova impreziosito dal featuring con i De La Soul, prima di concederci una pausa con una cover strumentale di Isn’t She Lovely, appena accennata: una sorta di sorbetto che ci accompagna in pista da ballo pronti per Disco Yes. Qui Tom abbandona il basso ovattato per sfoderare una bassline degna dei migliori Chic, e sforna un pezzo che funziona dall’inizio alla fine e che faresti ripartire subito per goderti di nuovo l’inizio, fino alla fine, e poi l’inizio di nuovo, e via così.

Con FKJ in una delle sue mille collaborazioni
Con FKJ in una delle sue mille collaborazioni

In Man Like You invece scopriamo un Tom Misch diverso, intento in una struggente ballata pop/soul, che riesce incredibilmente a non risultare mai banale. Chiariamoci, non stiamo parlando di Bob Dylan, e se c’è una cosa che si può criticare al giovane artista londinese sono proprio i testi non esattamente illuminati, ma le linee melodiche del canto e quel timbro genuino riescono a sostenere sorprendentemente il viaggio e a renderlo fresco.

Il disco è pensato per rimbalzare continuamente tra le varie sonorità, e chiude quindi con un poker in cui il nostro può sfoggiare tutto il suo range: Water Baby è un pezzo hiphop con un’atmosfera liquida, appunto, che ben si sposa con il flow dell’amico rapper Loyle Carner.
In You’re On My Mind Tom sfoggia la sua voce soul in un brano seducente che fa l’occhiolino alle sonorità di D’Angelo; il soul si trasforma poi gradualmente in disco/funky nel ritornello di Cos I Love You, per ritrovarsi poi nel pentolone dell’ultimo pezzo, We’ve Come So Far, che unisce un po’ tutte le anime dell’artista in un meltin’ pot che suonerebbe bene sia in un club sia in cuffia, in cameretta, al buio.

Solo per vantarmi del fatto che l'ho visto live a Londra
Solo per vantarmi del fatto che l’ho visto live a Londra

Ecco, diciamo che chi cerca un concept album o una determinata maturità espressiva può pure passare oltre, ma chi apprezza la musica anche fine a se stessa non può soprassedere alla collezione Geography, perfetta per primavera/estate 2018.

Come ascoltarlo: in macchina, sa più di primavera

Pezzoni: Disco Yes e altri 12

Anno: 2018


Mirco Geremia