Massimo Volume, Il Nuotatore: del Caso, dell’acqua e di Noi.

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Al confine tra presente e futuro, questo e altro, luce e tenebra, terra e acqua, si può indietreggiare per restare ciò che si è, fermarsi al limite oppure allungare il passo e varcare l’ultimo confine. Si supera il limite per affrancarsi, per dimostrare di essere ancora qualcosa: oltre l’uomo che si sente arrivato c’è l’uomo che vuole arrivare ancora.

Il nuotatore, che si ripercorre una vasca dopo l’altra, alla ricerca di quello che considera casa, troverà vetri rotti, la porta sfondata; il giocatore, tradito da una mano gelata, perde tutto affidandosi a quello stesso Caso che continua strenuamente a sfidare. Il Caso, quella santissima Signora, maledetta perché a volte non ti guarda in faccia e ti abbandona.

Dalla parte di chi il caso lo ha già sfidato, scoprendo che si può annegare anche senza navigare, si recita una preghiera alla Prudenza, modesta compagna che protegge dagli eccessi, dagli slanci e mantiene a galla, in balia di un continuo fluire. E così Fred, che non mangia nulla, non assapora appieno la vita, attende che il tempo sia buono per farsi portare al largo.

Ma non sta in prima fila, non è nemmeno lui quella voca ad Orlando disposta ad immolarsi per salvare degli innocenti. Meglio sbirciare la vita da una crepa nel muro, visione ristretta, antieroica, ma sincera. Visione intima e domestica, come le raccomandazioni di una madre accorata, che rammenta di essere sempre impeccabili e puliti, profumati e decorosi, nel caso succedesse una disgrazia. Cosa penserebbe la gente se non avessi le mutande pulite e il culo profumato? Anche un generale con ambizioni da sovrano viene accarezzato dalla fredda mano del Caso e chissà se al momento dello schianto era impeccabile e ordinato.

Da questo microcosmo si allarga la visione fino all’ultima notte del mondo e, in una visone apocalittica ribaltata, la luce avrà la meglio sulle tenebre, sparirà la notte, nessuno spazio per la zona d’ombra, il lato oscuro: solo aridità e luce. Sazi e gentili cominceremo tutti ad appassire, come giacinti nel mese d’aprile.

In una culla costruita su misura da noi stessi e da ciò che ci sta intorno, c’è ancora chi decide di crescere, chi preferisce rimanere in fasce e chi, caduto troppe volte, cerca di mantenersi in vita. Troveremo domani il centro e la luce, la risposta che manca, il discorso perduto.

Essenziale, liquido, crepuscolare. È un disco suonato, come sempre in maniera impeccabile e concisa, atmosferico e inconfondibile. Chitarre evocative, trascinante basso e una batteria difficile da eguagliare.
Ne sentivo davvero la mancanza.

Pezzoni: Vedremo Domani, Fred, Il Nuotatore.

Come ascoltarlo: In una camera d’albergo fronte mare, novembre.

Anno: 2019

Suggestioni e rimandi: John Cheever, Il Nuotatore; Dostoevskij de I demoni e
Il giocatore, per il senso di sfida al caso e la spinta allo superamento del limite.

Tracklist:
1. Una voce a Orlando
2. La ditta dell’acqua minerale
3. Amica prudenza
4. Il nuotatore
5. Nostra Signora del caso
6. L’ultima notte del mondo
7. Fred
8. Mia madre e la morte del Gen. José Sanjurjo
9. Vedremo domani


Eleonora Morassut