Il Jova Beach Party di Linate

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Jovanotti Jova Beach Party

Alzi la mano chi non ha presente quella classica immagine del far west in cui l’orizzonte è una distesa di terra sulla quale fluttuano indisturbati ciuffi (rotolacampo) di non meglio definita vegetazione secca (Salsola) trasportati dal vento.
Quell’immagine potrebbe tranquillamente rappresentare Milano in un weekend estate, una città normalmente caotica che all’improvviso, per 3 mesi, smette di vivere per 2 giorni alla settimana. Al tempo stesso una città che riattiva la sua circolazione umano-sanguigna-finesettimanale proprio quando l’estate sta per volgere al termine, e le giornate si accorciano, le temperature si abbassano e le foglie cominciano a cadere.

Quale migliore città se non la città che più d’Italia ricomincia la sua vita al calar del verano per celebrare la fine di un Tour che dell’Estate ha fatto il suo ariete da combattimento?

Jovanotti decide di trovare la giornata climaticamente perfetta (quella che tutti gli organizzatori di un festival vorrebbero sempre trovare, calda il giusto – fredda il giusto) per organizzare la data conclusiva del Jova Beach Party Tour. E quante volte ti capita di poter fare un concerto in un aeroporto di Milano? Causa la chiusura per lavori di rinnovamento dell’aeroporto di Linate anche questo miracolo è stato possibile.

Tutto è pronto dunque per il concerto italiano dell’anno (o dell’estate?). Che poi concerto è riduttivo, in quanto l’immenso Ambaradan messo in piedi ha molto più le sembianze di un festival che di un concerto, con vari palchi, food trucks per ogni gusto ed esibizioni di vari artisti spalla lungo tutto il corso del pomeriggio. Lorenzo dalle 15 fino alle 20 fa la spola tra palco principale e backstage senza soluzione di continuità, alternandosi tra saluti al pubblico, brevi esibizioni, ringraziamenti, saluti al mondo e tanti abbracci a tutti. L’aeroporto in poche ore si riempie di 100.000 persone che dopo aver camminato come Frodo e la sua banda nel Signore degli Anelli per 4 km (questo per motivi urbanistico-logistici, era l’unico modo in cui si poteva raggiungere il concerto/festival) raggiungono l’agognata oasi alla fine del deserto, per l’occasione arredata con palchi, palloncini, dirigibili, macchine d’epoca e tanta tanta energia da ogni parte ti giri.

Jova Beach Party Linate

La grande forza di Jovanotti è quella di aver saputo mutare le sonorità durante la sua carriera, un condimento basato su un soffritto rap anni 90 (off topic: è lui che parla al minuto 2:35 di Black is Back dei Public Enemy?), una passata di ritmi tribali africani, un pizzico di Sudamerica, una sfumata di elettronica, ballate e lentoni q.b., un finale di rock’n’roll, il tutto servito con una spruzzata di un curry fatto di mille altre influenze musicali. E proprio per questo tutto quello che sta prima del concerto vero e proprio di Lorenzo non è nient’altro che una rappresentazione di questo suo viaggio, in un avvicendarsi di musiche diverse alternate tra i vari palchi, a far ballare e deglutire con gusto ogni palato.

Ok lo ammetto, non ce l’ho fatta ad arrivare all’apertura delle porte (3pm), per cui mi macchierei di falsa testimonianza se descrivessi nello specifico tutte le performance dei vari artisti spalla. Ma nella classifica generale dei giunti al traguardo della minimaratona (ricordate i 4 km) mi sono piazzato sicuramente nella metà di sinistra della classifica.
Quando sono arrivato saremo stati solamente in 35-40 mila a farla grande. Una cena di classe praticamente. Per questo non mi divulgherò oltre nella narrazione del pre-concerto; dico solo che l’atmosfera era veramente elettrica e vibrante, c’era entusiasmo e hype.

Ore 20: tutta l’attenzione si sposta sul palco grande, dove per una prima mezz’ora buona a farla da padrone è Benny Benassi. Il 52enne DJ Milanese, muovendo le sue dita esperte sulla consolle riesce a tirar fuori il pascoliano fanciullino che risiede in tutti noi, ma in versione ignorante. Si va con tutto il repertorio principale, con l’immancabile Satisfaction e il remix di Seven Nation Army a far ballare e/o cantare anche il più restio dei presenti.
L’atmosfera è caldissima e finalmente arriva lui, Jovanotti, che in questo suo vestito dalle forme esotiche e i colori accesi, i calzini di spugna gialli fosforescenti ed il cappellino girato con la scritta JOVA (in un font molto street inserito in una trama di palme sberluccicanti) sul frontino, mi sembra l’apparizione di un Gesù al neon che si presenta ai suoi discepoli con un sonoro “Oh Yeah”.

Jovanotti Benny Benassi

Ore 20.45: il momento zero. Da qui in poi saranno 3 ore nelle quali Lorenzo non si fermerà per un secondo. Sono molti più i metri che gli anni di differenza che mi separano da lui, ma se c’è una cosa sulla quale posso scommettere è che io a 53 anni non avrò nemmeno la metà della forza e dell’energia di Lorenzo Cherubini. Ed infatti è questo che il pubblico avrà il piacere di ricevere per tutto il resto dell’esibizione: canzoni miste a sudore, corse, salti e chi più ne ha più ne metta.

Il Più Grande Spettacolo Dopo il Big Bang è il chiavistello con cui Jova scardina la porta d’ingresso del castello, con le casse sparate a tutto watt a far tremare il cuore di tutti.
Noto che il pubblico è veramente variopinto. Accanto a me una famiglia con bambini lascia che le figlie sì e no di 8 anni si scatenino, non prima però di aver messo loro i tappi nelle orecchie perché i loro fragili timpani non risentano della chitarra che spinge. Più in là una coppia di giovani balla nell’estasi dell’amore. Avrò contato almeno 6 gruppi di ragazze nel bel mezzo di un addio al nubilato con la maglietta rigorosamente coordinata, portare la futura sposa in dono a Jovanotti perché lui renda la sua ultima festa da non-sposata un giorno indimenticabile di cui parlare per sempre.

Tantissime persone le cui età variano tra due estremi distanti 50 anni ballano e si apprestano a godersi lo spettacolo.

Oh Yeah!

A differenza di molti altri concerti-checkpoint di una carriera, in questo la scaletta non si snoda attorno un filo cronologico, ma è tutto un turbillon di flashback e flashforward tra più o meno vecchie glorie (Ciao Mamma, Un Raggio di Sole) e più o meno nuove leve (Gli Immortali, Estate, Tutto l’Amore Che Ho). La prima ora se ne va così, ma è qui che Jovanotti fa un qualcosa che non mi aspetto. Sveste i panni da MC e si mette quelli di DJ.

E lo fa per un’ora buona, alternando musiche di ogni, in una sorta di ispirational moodboard di suoni che in un qualche modo l’hanno forgiato. Quando sento Around the World dei Daft Punk le mie sinapsi compiono un volo pindarico nell’associare il ricordo del video di questa canzone che passa su MTV a un Jovanotti VJ per l’emittente americana che muoveva i primi passi nella tv italiana e tutto improvvisamente ha un senso.
Poi vengo bastonato da Smells Like Teen Spirits e American Idiot e come ai tempi del liceo mi trovo a muovere le braccia e i piedi in maniera aleatoria finché (per fortuna o purtroppo) ci pensa una Danza Kuduro a far tornare i miei piedi (e le mie braccia) per terra.
Poi però un beat riporta il mio cuore tra i 70 e i 120 bpm; è quello di Rapper’s Delight, e apprezzo tantissimo il fatto che Jova ne canti la strofa iniziale, vero big bang dal quale tutto fu creato, compreso il più grande spettacolo che ne è seguito. Nella veste di DJ il Jova ci resta per un bel po’, forse addirittura un filino di troppo. A un punto tutti, io compreso, sentiamo nutrire dentro nuovamente il bisogno di sentire il Nostro rimettersi a cantare, a scavare dal suo di repertorio.

L’interludio giradischistico fa spazio alla seconda parte del concerto, nella quale Lorenzo, avendo fatto 30, decide di fare 31, 32 e anche 65 facendo salire sul palco due ospiti accolti con immensa gioia dal pubblico. Tommaso Paradiso (ex, ma veramente da poco, dei The Giornalisti) e Salmo. Il primo, forte del suo cappello da cowboy e il giubbotto con le frange, ingaggia un duello degno di un film di Sergio Leone con il Messia di Linate intonando Felicità Puttana e incrociando le pistole in La Luna e la Gatta. Il secondo invece se ne esce con una prova di carattere, brandendo le due bacchette e sedendosi di fronte alla gran cassa di una batteria appositamente posizionata sul palco per fare da percussione principale de L’Ombelico del Mondo. Non fosse che insieme a lui sul palco ci sono anche i componenti di Rockin’ 1000, che saranno una ventina almeno e impugnano un tamburo a testa. Il risultato è in ogni caso fantastico, ma qui sono di parte perché questa canzone mi è sempre piaciuta.

Salmo Jova Beach Party

Prima dei saluti c’è il tempo per Salmo di cantare insieme a Jova tre canzoni (90 MIN, Ho Paura di Uscire e Fame), ed è qui che Lorenzo mostra che per quanto se ne possa dire, lui e il rap sono comunque due innamorati che vivono una storia d’amore fatta di gioie fugaci e tradimenti sospettati e mai confessati, ma con un’intensità seconda solo a quella tra Sid e Nancy.

Quando si parla di rappare, Jovanotti conosce il fatto suo, e buona pace per quelli che non la pensano così. D’altronde, in questo sono un po’ come lui:

Il mio nome (non) è Lorenzo, potrebbe non aver senso, ma da quando sono nato dico quello che penso.

A seguire un godevolissimo duetto “interspaziale” (immaginatelo pronunciato da lui) con il comandante Luca Parmitano “direttamente” dalla stazione internazionale ISS (immaginate anche questo pronunciato da lui) sulle note di Non m’Annoio.

Il caldo pomeridiano ha ormai completamente lasciato spazio alla frescura semi-notturna e il concerto-festival sta per giungere al termine. Prima della fine però Jovanotti riesce a ricordarci a suon di musica quanto lui si senta un Ragazzo Fortunato, grande classico messo in scena dopo aver cantato le più giovani Prima Che Diventi Giorno e L’Estate Addosso.

È arrivato il momento finale, e i miei piedi e la mia schiena mi ricordano che le ore passate da quando sono uscito di casa raggiungono ormai la doppia cifra. Comincio a pensare alla camminata di 4 km che dovrò fare e a tutti i centomila presenti che dovranno farla insieme a me. E poi mi rendo conto che non è altro che un sogno indotto dalla voce di Lorenzo che sta cantando “io lo so che non sono solo anche quando sono solo, io lo so che non sono solo”, l’ultima canzone che ha deciso di regalarci: Fango. Saluti alla band e titoli di coda precedono un’ultima uscita sul palco di Lorenzo, che ne approfitta per ripetere 3 volte “grazie” a tutti i suoi fan.

Mi siedo nell’attesa che la folla defluisca e, passando la mano sull’erba di Linate come Russel Crowe con le spighe di grano ne Il Gladiatore, mi trovo a pensare un po’ alla giornata piena di emozioni che ho appena passato e un po’ a quanto non veda l’ora di ritornare a casa e distendermi a letto.

Morale della favola: ho letto da qualche parte che c’è chi ha paragonato il Jova Beach Party di Linate a un Woodstock moderno. Ecco, se quello era l’obiettivo direi che no, non ci siamo riusciti. Però al tempo stesso l’organizzazione del concerto/festival è stata degna di nota, decisamente moderna e con ampie strizzate d’occhio verso ciò che in Paesi più abituati di noi agli eventi auto-sostenibili (vedi Nord Europa) è la normalità. Per cui, quale sia stato il risultato, di sicuro l’intenzione è encomiabile.

Lorenzo Cherubini è un ragazzaccio di 50+ anni che sa ancora emozionare con messaggi profondi il giusto da poter smuovere un qualcosa nelle persone e farle sentire per un po’ migliori. Il suo amore per la musica è infinito e lo si percepisce. La grinta e l’energia di quest’uomo sono un qualcosa su cui scienziati potrebbero condurre fior fior di ricerche.

Una nota di demerito: sono rimasto tutta la sera ad aspettare Serenata Rap, Piove e Gente Della Notte invano. Ma d’altronde,

qualche volta si cammina e non si va in nessun posto, però bisogna muoversi amico, ad ogni costo.

Per cui mi alzo, e facendo i 4 km di cui sopra, torno verso casa.

Oh Yeah.

Jova

Dove: Areoporto di Linate – Milano

Quando: Sabato 21 Settembre 2019


Francesco

Foto rubate alla pagina Facebook del Jova Beach Party.