Le migliori copertine in bianco e nero

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Compro dischi, troppi, decisamente troppi rispetto al mio stipendio. Cd o vinile, a volte anche cd e vinile se qualcosa mi piace particolarmente. Mi è capitato anche di acquistare degli album solo per la bellezza della loro copertina (va beh, di artisti con cui andavo sul sicuro eh). Per qualche strana ragione, il bianco e nero — o tutto ciò che è ben desaturato — mi ha sempre preso particolarmente bene.

Nel tempo ho raccolto su Pinterest (incredibile sì, Pinterest) tutte le copertine in bianco e nero di musicisti che seguo o stimo. È tutto nato come puro archivio personale, ma è arrivato il tempo di mostrare la raccolta a tutti e raccogliere qualche insulto. Potete vedere la board qui: pinterest.it/kikuez/black-white-music.

Sono parecchie e mi sono ripromesso di aggiungerne costantemente (non ce la farò mai). Queste che elencherò però sono per me le migliori, sia per l’artwork in sé che per l’album che di cui sono la faccia.
Ah, ho fatto le cose per bene e vi ho preparato anche una playlist su Spotify con la prima traccia di ogni album black and white, da ascoltare mentre leggete: Dirty Little Black And White.

JOY DIVISION – UNKNOWN PLEASURES

Joy Division - Unknown Pleasure cover

Non può che essere questa la migliore in assoluto. Disco tanto splendido quanto storico, con una copertina diventata un culto.

L’artwork è di Peter Saville, un graphic designer della madonna, lo stesso che poi disegnerà quasi tutti i lavori dei Joy Division e dei New Order.

SONIC YOUTH – GOO

Sonic Youth - Goo cover

Un’altra copertina pazzesca, che nasconde una storia di cronaca nera: Ian Brady e Mira Hindley erano due assassini inglesi che negli anni ’60 uccisero 5 ragazzi seppellendo poi i corpi nella campagna di Manchester (Moors Murders). Per la cover di Goo, l’illustratore Raymond Pettibon prese spunto proprio da questa storia e da una foto che ritraeva Maureen (sorella dell’assassina) e il marito David Smiths mentre stavano andando a testimoniare al processo.
La Geffen Records, l’etichetta discografica dei Sonic Youth, era contraria all’uso di questa immagine. Il gruppo però ebbe la meglio e l’illustrazione di Pettibon divenne una delle copertine più famose del rock, tanto da ispirare numerose parodie.

Artwork di Raymond Pettibon, lo stesso che disegnato anche il logo dei Black Flag (è fratello del chitarrista Greg Ginn).

sonic youth goo copertina

PJ HARVEY – RID OF ME

Pj Harvey - Rid Of Me cover

Chi mi conosce sa quanto impazzisca per Polly Jean Harvey, una delle pochissime voci femminili che davvero mi piacciono.
Quando ha composto Rid Of Me (per me il suo miglior lavoro) aveva 24 anni.

La foto di copertina è di Maria Mochnacz, amica di PJ e fotografa di quasi tutte le sue copertine. Circa la foto Maria dirà:

“La fotocamera era schiacciata contro il muro del mio piccolo bagno di Bristol, io non avevo spazio per guardare nell’obiettivo. Il mio coinquilino di allora continuava a bussare alla porta disperatamente, gli serviva il bagno, quindi ho dovuto urlargli di aspettare, stavamo facendo arte!”

ATOMS FOR PEACE – AMOK

Atoms For Peace - Amok cover

Adoro le superband e qualche anno fa Thom Yorke, Flea, Nigel Godrich, Mauro Refosco e Joey Waronker hanno superato tutti buttando fuori un album afrobeat suonato con sintetizzatori. La copertina rispecchia perfettamente la musica all’interno del disco.

Artwork di Stanley Donwood. Compagno di università di Thom Yorke, Donwood è l’autore di tutte le copertine dei Radiohead.

Lost Angeles Stanley Donwood

THE NATIONAL – TROUBLE WILL FIND ME

The National - Trouble Will Find Me cover

Disco pazzesco (un po’ come qualsiasi cosa dei National). La copertina è un dettaglio di un’installazione di Bohyun Yoon — Fragmentation, la vedi per intero qui.

the national trouble will find me copertina

SLINT – SPIDERLAND

Slint - Spideland cover

Gli Slint hanno pubblicato soltanto due dischi, ma sono bastati per segnare per sempre il post-rock. Spiderland è un vero e proprio capolavoro e la copertina è entrata nella leggenda. La foto un po’ mossa è di Will Oldham (aka Bonnie Prince Billy) e rappresenta i quattro Slint immersi fino al mento nel lago di una cava illegale.
Anche il loro primo disco – Tweez – ha la copertina in bianco e nero, ma con Spiderland non c’è storia.

LUCIO BATTISTI – L’APPARENZA

Battisti - L'Apparenza

Scelgo l’apparenza come disco rappresentativo di tutto il periodo bianco di Lucio Battisti, chiamato così proprio per le copertine bianche con disegni di Battisti stesso.
Il nostro Lucio abbandona Mogol, scopre l’elettronica e la new wave americana (e probabilmente anche qualche droga sintetica) e conosce il poeta ermetico Pasquale Panella. Insieme registreranno gli ultimi cinque dischi: Don Giovanni, L’Apparenza, La Sposa Occidentale, Cosa Succederà Alla Ragazza, Hegel. Tutti estremamente differenti dai precedenti lavori che lo resero immortale, tutti con copertine bianche e con una piccola immagine nera.

MARK HOLLIS – Self-Titled

Mark Hollis - Mark Hollis

Mark Hollis unisce (univa purtroppo) delicatezza, malinconia e inquietudine. La copertina del suo unico album da solista racchiude esattamente queste tre cose, come la sua musica.

È una foto di Stephen Lovell-Davis, ritrae un pane pasquale siciliano che dovrebbe rappresentare l’agnello di Dio. Sembra che Hollis fosse stato particolarmente attratto perché sembra che qualcosa stia uscendo dalla testa:

“Mi fa pensare a una fontana di idee. Anche la posizione degli occhi mi affascina. Quando vidi la foto per la prima volta mi misi a ridere, ma allo stesso tempo sembra ci sia anche qualcosa di tragico.”

 


Enrico Grando