Chet Faker – Built On Glass

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Nicholas James Murphy (1988), in arte Chet Faker, è un giovane cantante tastierista hipster australiano. Grazie ad un patto con il diavolo in cambio di una consonante ottiene il potere dell’eterno soul in eredità dal defunto cantante trombettista jazz anni ’50 (Chet Baker).

Chet Faker Built On Glass

Cresciuto a pane e vinili, ha messo nel marsupio un pacchetto di maturità e raffinatezza che dimostrano il doppio dei suoi anni, lunghe liste di premi e nomination gli rendono onore. Giusto per capire con chi abbiamo a che fare, nel 2011 Chet Faker stravolge il pezzo hip hop No diggity dei Blackstreet con una versione live, assolutamente da vedere, che diventa tanto virale da essere utilizzata dalla Beck’s durante la campagna televisiva del Super Bowl. Negli anni successivi pubblica due EP ed in fine nel 2014 il primo album Built On Glass con cui corona un successo largamente preannunciato.

Built On Glass è il classico album perfetto che riascolti fino allo sfinimento, la sua ricetta è tutt’altro che banale. Mettete insieme una base di eleganti percussioni stile elettronica trip hop ed un soffritto di delicati accordi di organetto, sfumate il tutto con un accompagnamento analogico e digitale importante ma ben dosato che lascia comunque spazio al pezzo forte. A metà cottura buttateci abbondati manciate di voci soul d’altri tempi, lasciate rosolare un po’ ed il gioco è fatto.

Chet Faker Built On Glass

Release Your Problem e Talk Is Cheap mettono subito in chiaro la direzione intrapresa, sono due pezzoni, dei preliminari molto spinti. I pezzi successivi lasciano più respiro con passaggi strumentali e colpi di charlie terzinati che smuovono il tempo in quattro alzando il livello già prima della metà del disco. Gold funziona bene, tanto bene, introduce la parentesi elettronica sucessiva. Cigarettes & Loneliness potrebbe benissimo essere la ghost track di In Rainbows dei Radiohead. Dead Body è una delle mie preferite, di quelle che si scoprono tardi, più leggera e meno elettronica, il semplice finale bluesy è il classico esempio del “less is more”.

L’album finisce, si capisce perchè si chiama così e viene voglia di farlo ripartire subito per far continuare il torpore suscitato. Si è per caso capito che mi piace?
Un doveroso ringraziamento va a MG che mi ha fatto scoprire questo musicista. Scaricate e ascoltatene tutti.

Come ascoltarlo: durante una gustosa cena a due, a casa tranquilli, con un buon vino rosso, candele ed un divano vicino. Ma non dico che debba anche piovere… passerei per troppo romantico.

Pezzoni: Release Your Problem, Talk Is Cheap, Gold, Dead Body

Anno: 2014


Muskio