Bon Iver – 22, A Million

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Ci sono pochi artisti che hanno saputo evolversi e allo stesso tempo rimanere fedeli alla loro idea musicale; tra questi sicuramente c’è Justin Vernon, sineddoche dei Bon Iver.
Il terzo album della band del Wisconsin continua e approfondisce le intuizioni elettroniche più o meno sporadiche del buon Justin di questi ultimi anni, dando spazio a sperimentazioni ed effetti talvolta forse eccessivi, mantenendo sempre però i tratti caratteristici, dal liricismo contorto alle atmosfere ipnotiche.

bon iver 22 a millionIl brano iniziale 22 (OVER S∞∞N) ci accompagna in maniera delicata in questo lavoro, introducendo sonorità elettroniche e un po’ disturbate da cui emerge il falsetto di Justin Vernon a cui siamo tanto affezionati. Ci si spinge però subito più in là con il brano successivo 10 dEAThbREasT⚄ ⚄, colmo di effettistica, decisamente saturo, forse più del necessario; la sensazione, qui come in altri brani, è quella di trovarsi ai piedi di un’installazione d’arte moderna, e non capire se si è di fronte al genio o se ti stanno prendendo in giro. E forse il trucco è proprio quello di non cercare di capire, ma di vivere e lasciarsi vivere da ogni brano.

A mo’ di rassicurazione, in rapida successione Vernon ci dona tre pezzi cosparsi di quel potere allucinogeno che solo il genio appunto riesce ad ammaestrare.
715 – CR∑∑KS è il mio attuale brano preferito: comincia come reprise di Fall Creek Boys choir, pezzone a 4 mani che porta la firma di un certo James Blake oltre che dei Bon Iver. Gente a caso proprio. Qui Justin si esibisce in quello che potremmo definire un “a cappella 2.0”, usando solo la sua voce e un (due/tre/cento) vocoder, riprendendo come idea Woods del primo EP Blood Bank. Il testo criptico come al solito, la dinamica, le lunghe pause, sono tutti elementi che evidenziano uno stato d’animo tormentato, espresso poi più chiaramente in 33 “GOD” (il mio precedente pezzo preferito), singolo che ha anticipato il disco e che ben lo riassume, un irresistibile magnete per l’empatia.

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In 29 #Strafford APTS, il mio prossimo pezzo preferito, si dà un po’ di spazio alle radici folk della band, contaminate dalle usuali sonorità industriali come a rimarcare che niente sopravvive inerme al tempo, e con quell’interferenza nell’ultimo crescendo vocale che un po’ ricorda lo strappo su tela di Fontana.
… vabbè, qua ho esagerato, assunzioni ovviamente personali e probabilmente errate, a mia discolpa però Vernon ha più volte detto che la gente può interpretare i suoi brani come meglio crede e che non esiste un’unica chiave di lettura, giusto per mascherare testi senza senso.

Senza soluzione di continuità si passa poi a 666ʇ, e qui l’album subisce una piccola battuta d’arresto: brano un po’ piatto, ricco di ghirigori e condimenti elettronici che però non lo fanno mai decollare. Anche il successivo 21 M◊◊N non esalta, anzi, soprattutto nel finale dove ci si abbandona completamente al rumore disordinato.

justin vernon bon iver

In 8 (circle) invece ritroviamo una linea melodica: pezzo ben costruito che strizza l’occhio alle strutture e sonorità dell’album precedente Bon Iver, Bon Iver.
Poi c’è sta ____45_____: qua sì ci stanno prendendo per il culo. Sorvolo.
A chiusura del disco la desolante ballata anni ’80 00000 Million: rilassante, piacevole.

“Well it harms me, it harms me, it harms me, i’ll let it in”

‘Na botta de vita insomma, ma già sapevamo e ci piace così.

Quindi, giudizio globale: la critica apprezza, il pubblico mi pare un po’ meno, a me piace.
Forse ha esagerato qua e là ma, un po’ per fiducia un po’ per istinto, la sensazione è che i Bon Iver abbiano buttato l’amo un po’ più in là, e come dice Marty McFly:

“Ancora non siete pronti per questa musica, ma ai vostri figli piacerà”.

Nota a margine: è aperto il giocone dei campionamenti! Io ho riconosciuto solo Iron Sky di Paolo Nutini e Abacus di Fionn Regan, ma guardando i sample credits su Wikipedia ce ne sono molti altri: buona caccia.

Come ascoltarlo: In macchina, in bici, in treno, a piedi, l’importante è che vediate il mondo scorrervi davanti, ignaro.

Pezzoni: 715 – CR∑∑KS, 33 “GOD”, 29 #Strafford APTS

Anno: 2016


Mirco Geremia