Bob Dylan live @ Gran Teatro Geox – Padova, 8 novembre 2013

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Ho sentito dire in giro che Bob Dylan è finito. Fanculo. Bob Dylan ha 72 anni, quasi 73. E a 72 anni, quasi 73, ancora riempie palazzetti in giro per il mondo e ancora la gente paga 60 euro o più per vederlo suonare. Il suo Never Ending Tour continua da 25 anni, non si ferma. Gira il mondo, si diverte e fa divertire.

Bob Dylan Padova - Dirty Little Review

Il Gran Teatro Geox di Padova non è un bel posto in cui suonare. È un tendone attrezzato, nulla di più, in cui il caldo si fa sentire più che nei concerti all’aperto nei pomeriggi di agosto e dove l’acustica sicuramente non dà il meglio di sé. La scenografia lascia parecchio a desiderare, un gigantesco occhio tribale dietro agli strumenti poco si addice al vecchio Zimmerman. Però chiaro, de gustibus. E poi tutto ciò è secondario, tra un po’ suonerà Bob Dylan lì sopra.

Venerdì sera piovoso, 21.31: con un minuto di ritardo (moltissimo rispetto ai suoi standard!) Bob Dylan sale sul palco con la sua band e inizia con Things Have Changed, pezzo di qualche anno fa con cui sembra voler subito far capire al pubblico che tipo di concerto sarà. People are crazy and times are strange // I’m locked in tight, I’m out of range // I used to care, but things have changed – Leggo tra le righe del testo qualcosa tipo “Le cose sono cambiate, io sono cambiato. Se non vi va, cazzi vostri, andate ad ascoltare qualcun altro”. Non deve più rendere conto a nessuno della sua musica, allora decide di cambiare tutto, di stravolgere le melodie, di rovesciare i suoi pezzi più classici. Tutto il repertorio di oltre cinquant’anni di musica sembra inserito in un unico album, i pezzi live sembrano venire tutti dallo stesso disco, Tempestl’ultimo in linea di successione e  a detta dello stesso Dylan, uno dei migliori. Ora, è sicuramente un buon album, ma definirlo uno dei suoi migliori lavori mi sembra un po’ esagerato. Va beh, l’ha detto lui quindi ce lo facciamo andare bene. Stravolge tutti i pezzi, dicevo, bello così. Onestamente sentire una tribute band di Bob Dylan mi farebbe solo una gran tristezza.

Se non fosse per l’orecchio allenato del vecchio Morbo, compagno di mille e più concerti, non riconoscerei nemmeno Tangled Up In Blue o A Hard Rain’s A-Gonna Fall.

Ogni tanto durante il concerto mi chiedo come si faccia a scegliere una scaletta quando suoni da così tanto tempo e hai all’attivo oltre 30 dischi. Ogni tanto mi chiedo anche cosa ti spinga a continuare a girare il mondo e a non rintanarti in un tranquillo eremo di montagna dopo aver già dato al mondo più di quanto si meriti. Poi guardo la gente che ascolta il concerto, vedo il vecchio nostalgico settantenne e il giovane ventenne esaltato che ascoltano a bocca aperta lo stesso artista e mi spiego tutto.

Non dice nemmeno una parola al pubblico il vecchio Bob. Peccato. Poco importa, sia chiaro, ma così lo spettacolo diventa quasi una mera esibizione di ottima musica. Un concerto live però è anche altro.

Non abbraccia mai la chitarra il vecchio Bob. Peccato. Ogni tanto si dedica alle tastiere, ma vederlo davanti al microfono senza la sua acustica fa un po’ strano, sembra manchi qualcosa. Non appena mette bocca all’armonica però, il suono quasi non si sente tanto forti sono gli applausi e le urla.

Ha ancora fiato da vendere il vecchio Bob. Ce ne fossero altri così, di vecchi Bob.

Non è sicuramente tra i migliori concerti che abbia visto, ma sentire dal vivo una voce ancora così pazzesca non è cosa da tutti i giorni. Il destino di Bob Dylan è quello di rimanere impresso nella memoria collettiva come uno dei pochi, pochissimi anzi, musicisti e autori capaci di cambiare la musica di tutto il ‘900. Ed è di un intero secolo che sto parlando.

Con Blowin’ In The Wind saluta tutti. Bevo una birra, prendo la bici e vado a casa contento.
Posso dire di aver visto un mostro sacro della musica dal vivo. Posso dire di aver sentito cantare Bob Dylan.

 

Quando: Venerdì 8 novembre 2013

Dove: Gran Teatro Geox – Padova. Il posto non rende per nulla giustizia al live. È un luna park in cui suonare, che di rock ha proprio poco, con odore di popcorn e pause di 20 minuti a metà concerto.

Scaletta:
– Things Have Changed
– She Belongs To Me
– Beyond Here Lies Nothin’
– What Good Am I?
– Waiting For You
– Duquesne Whistle
– Pay In Blood
– Tangled Up In Blue
– Love Sick
– High Water (For Charley Patton)
– Simple Twist Of Fate
– A Hard Rain’s A-Gonna Fall
– Forgetful Heart
– Spirit On The Water
– Scarlet Town
– Soon After Midnight
– Long And Wasted Years
– All Along The Watchtower
– Blowin’ In TheWind


Enrico Grando