Pink Floyd – The Endless River

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Pink Floyd - The Endless River 2014Visto, preso. Rigorosamente al day one e senza praticamente controllarne il prezzo. Ma si sa, quando c’è di mezzo un nome così altisonante le ragioni del cuore prevalgono su quelle del portafoglio. E forse è giusto così. Se poi a tutto ciò aggiungiamo il fatto che ho volontariamente evitato di ascoltare qualsivoglia traccia audio prima dell’uscita ufficiale, potete immaginare la mia curiosità.

Primo disco in studio dopo 20 anni esatti (The Division Bell risale al 1994), e molto probabilmente l’ultimo della loro leggendaria carriera, The Endless River è dedicato alla memoria di Rick Wright, tastierista e membro fondatore della band britannica venuto a mancare nel 2008: appena due anni dopo la scomparsa dell’indimenticato e indimenticabile Crazy Diamond, ovverosia Syd Barrett. Inoltre, dopo la dipartita di Roger Waters nel lontano 1985, possiamo intuire come in realtà il marchio Pink Floyd venga portato avanti dai soli Gilmour e Mason, rispettivamente chitarrista/cantante e batterista.

Il disco, contenente ben 18 tracce, è quasi esclusivamente composto da registrazioni risalenti al periodo 1987 – 1994 , vale a dire il periodo intercorso tra la pubblicazione di A Momentary Lapse of Reason, il primo album senza Waters, e il già menzionato The Division Bell. Tuttavia, The Endless River se ne discosta in maniera decisa per il fatto di essere quasi interamente strumentale, con l’unica eccezione dell’ultima traccia nonché primo singolo estratto, cioè Louder Than Words.

Proprio per tale motivo, è difficile recensire il cd traccia per traccia: concepito e realizzato come un unico flusso, l’unico modo per goderne appieno è lasciarsi trascinare da questo fiume apparentemente senza fine (sarà mica un caso?), un fiume che procede scorrevole e senza intoppi: la chitarra di Gilmour e le atmosfere create dalla sua Stratocaster sono sempre le stesse, e nonostante i suoi fraseggi si ripetano pedissequamente da più di quarant’anni riescono sempre ad emozionare. Di contro, come ci si può aspettare da un disco strumentale, la sensazione di ripetitività si fa sentire eccome. Nonostante la durata relativamente breve dell’album (intorno ai 53 minuti), non vi è nessuna traccia particolare che spicchi sulle altre, nonostante la più che discreta qualità generale.

In definitiva, possiamo dire che quasi sicuramente non ci sarà né una nuova Money oppure Shine on You Crazy Diamond in questo nuovo album, ma rappresenta un addio più che dignitoso, capace di rendere ancore più luminoso l’alone di leggenda di una delle storie più belle e significative della musica moderna.

P.S.: Un plauso alla copertina, opera del 18enne egiziano Ahmed Emad Eldin. Evocativa e ideale continuazione dell’opera di Storm Thorgerson, scomparso poco più di un anno fa.

Come ascoltarlo: Da soli, con gli occhi chiusi. In contemplazione.

I pezzoni: Sum,Unsung, Anisina, Louder Than Words

Anno: 2014


Andrea Cignoni