Murubutu – Tenebra è la notte (ed altri racconti di buio e crepuscoli)

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Ma la genialità, la versatilità della follia è parente alla ineluttabilità dell’acqua che filtra attraverso, sopra e intorno a una diga.

Una frase dal celebre romanzo di Scott Fitzgerald, Tenera è la notte, apre la recensione del nuovo disco del professore del rap, che si è ispirato a tale libro per dare il titolo a Tenebra è la notte (ed altri racconti di buio e crepuscoli).

Murubutu - Tenebra è la notte

Alessio Mariani, in arte Murubutu, (il professore di storia e filosofia che vorrei aver avuto al liceo, fortunati i suoi studenti) esprime la sua genialità con il quinto album, terzo concept consecutivo. Dopo il mare e il vento, è la notte il tema centrale del suo lavoro, come sempre colmo di citazioni letterarie. Com’è ormai consuetudine nel mondo del rap, sono svariati i featuring, ma qui la selezione è accurata e minuziosa: Mezzosangue, Claver Gold, Dutch Nazari, Willie Peyote, Caparezza. Gente che con le parole ci sa fare.

I romanzi del professore hanno inizio con Buio, deliberatamente ispirata a “Il sergente nella neve” di Mario Rigoni Stern, che racconta la storia di un soldato divenuto invisibile agli altri dopo il ritorno dalla guerra.

Risucchiato nella notte ora muoio veramente
Il soldato nella coltre vola via nella corrente
La mia morte è nella mente che dimentica per sempre
La morte è nella gente che dimentica chi perde.

L’uomo senza sonno invece si rifà al film “The machinist”, nel quale il protagonista è consumato da un’implacabile insonnia che lo perseguita. La song con Caparezza, Wordsworth, è una citazione della lirica “Paesaggio lunare” dell’omonimo poeta inglese. Qui c’è un po’ d’animo post rock, la fisarmonica di sottofondo è suonata da Emanuele Reverberi dei Giardini di Mirò.

Murubutu

La notte di San Bartolomeo potrebbe essere usata a scuola per spiegare la strage ai danni degli Ugonotti del 1572 a Parigi, anche se Murubutu ha dichiarato di non usare quasi mai la sua musica in classe. Il professore e Claver Gold (forse l’artista che più gli si avvicina per stile di scrittura) raccontano in Le notti bianche (secondo me il piccolo capolavoro del disco) le avventure dei protagonisti dell’omonimo romanzo di Dostoevskij, sconvolgendone la trama con la solita maestria lessicale: il nostro sognatore solitario, ammaliato da una donna che gli entra nel cuore e nella testa:

Dentro la bruma vidi spostarsi il suo passo di piuma
Triste e leggiadra, lei che vagava senza meta alcuna
Su quella strada che sa di lei e il suo ricordo profuma
Danza su un ago, balla sfasata ed in festa
Ora lo indosso nel cuore, non me lo tolgo di testa
È come un pallido abbraccio che più lo scaccio e più resta
Torna bussando sul vetro appannato e freddo della mia finestra.

Si tira indietro quando sta finalmente per prendere il coraggio di interagire con lei:

E nel momento più adatto al contatto esatto in quell’attimo
Si bloccò lì d’impatto ad un tratto decise di tornarsene indietro
Se n’era accorto all’istante, tutto d’un colpo come in un conto
Dopo averla cercata tutte le notti, dopo quel giorno
Non esiste realtà che resti all’altezza del sogno
Lei non sarebbe stata più quella più bella del solo ricordo.

Le cicale e i grilli aprono e chiudono questi mini romanzi scritti da una penna del rap elitaria, che non hanno sicuramente come punto di forza le basi, ma si distinguono in un panorama che oramai si sta dirigendo verso il temuto MAINSTREAM. Questo parolone che fa paura agli indie old school (sì, proprio quelli di Urban Jungle) si può spiegare meglio provando a farvi immaginare un palazzetto dello sport colmo di gente a sentire Coez che canta “Oggi voglio andare al mare anche se è brutto”. Noi di Dirty Little Review preferiamo tornare a scuola dal professor Mariani a studiare rap didattico, e voi?

Come ascoltarlo: Ovviamente di notte

Pezzoni: Le notti bianche, Wordsworth

Anno: 2019


Nicola Danieli