Eddie Vedder al Firenze Rocks

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Me ne rendo conto, ormai tutti avete digerito per bene il concerto di Eddie Vedder al Firenze Rocks. Io ho i miei tempi, che ormai tutti sanno essere lunghissimi, e ho avuto bisogno di una settimana in più del previsto.

eddie vedder firenze

Tutte le webzine wannabedirtylittlereview (lasciatemi sognare) hanno raccontano in ogni dettaglio il live. Ecco, io voglio dirvi cosa non mi è piaciuto e cosa mi è piaciuto, tipo i primi temini a scuola al ritorno dalle vacanze.

Cosa non mi è piaciuto:

La gente. 50.000 persone sono decisamente troppe per me, ormai sono uno snob trentenne che ama i live in club piccolissimi.
L’ubriaco di fianco a me. Ecco, se tra 50.000 persone mi trovo l’ubriaco proprio di fianco che rompe le palle durante tutto il live, partono gli insulti.
I token. Capisco la necessità di trovare forme di pagamento alternative nei grandi festival, ma resto convinto: #tokenmerda. Spendi molto di più di quello che spenderesti normalmente e soprattutto, non sono rimborsabili.
I costi. Un rene per una birra.
La regia dei maxischermi. Voglio vedere Eddie Vedder! Non fate primi piani su ragazzette con occhi lucidi, non mettete immagini di tramonto che neanche i peggiori sfondi di Windows, non mettete filtri in bianco e nero! Eddie Vedder, semplice. A colori.

Cosa mi è piaciuto:

Glen Hansard. Bravo, nulla da dire. Gran bel open act.
La voce di Eddie Vedder. Subito mi spavento quando parla, sembra invecchiato tutto d’un tratto, forse dovrebbe rallentare un attimo con il vino. Poi inizia a cantare ed è splendido come al solito, forse anche di più. È la migliore voce del rock.
Le chitarre di Eddie Vedder. Parte con la Strato, poi passa alla Gibson acustica e ukulele. Ed è sempre splendido.
La setlist di Eddie Vedder. Temevo andasse di Into The Wild e Ukulele Songs solamente, e invece tutt’altro: un sacco di Pearl Jam e parecchie splendide cover, riarrangiate EV style.
Le cover di Eddie Vedder. Appunto, Neil Young, John Lennon, Cat Stevens, Pink Floyd. Ecco, è riuscito per una volta a farmi piacere pure un pezzo dei Pink Floyd (lo so, tutti mi insulterete, ma non riesco a farmeli piacere).
La notte in furgone. Dormire in un furgone Westfalia in collina con vista Firenze dopo il concerto è qualcosa di splendido.

Un viaggio lungo, un sacco di fatica e di soldi per 2 ore e mezza di concerto. Sembra quasi non ne valga la pena. Poi Vedder comincia a cantare e cambio subito idea. Ne vale la pena, decisamente.

Quando: Sabato 24 maggio 2017

Dove: Firenze Rocks – Visarno Arena, Firenze

Scaletta
– Elderly Woman Behind the Counter in a Small Town
– Wishlist
– Immortality
– Trouble (Cat Stevens)
– Brain Damage (Pink Floyd)
– Sometimes
– I Am Mine
– Can’t Keep
– Sleeping by Myself
– Far Behind
– Setting Forth
– Guaranteed
– Rise
– The Needle and the Damage Done (Neil Young)
– Unthought Known
– Black
– Lukin
– Porch
– Comfortably Numb (Pink Floyd)
– Imagine (John Lennon)
– Better Man
– Last Kiss (Wayne Cochran)
– Untitled / MFC
– Falling Slowly (The Swell Season)
– Song of Good Hope (Glen Hansard)
– Society (Jerry Hannan)
– Smile
– Rockin’ in the Free World (Neil Young)
Bis

– Hard Sun


Enrico Grando