Frequentare e organizzare concerti ha molteplici aspetti positivi, e uno di questi è che si incontrano e conoscono belle persone, oltre che artisti e musicisti di grande qualità. Conosco Enrico Nanni ormai da tempo e pur non potendoci definire amici, ma solo poco più che conoscenti, la musica che attraversiamo è sicuramente un terreno comune e anche i nostri gusti sono piuttosto affini, fino a sovrapporsi ed essere perfettamente aderenti in più di qualche caso.
Quante volte ci siamo trovati a fianco, in platea, ad ascoltare nel nostro territorio Andrea Chimenti, gli Estra, Giulio Casale e, primus inter pares, il caro Paolo Benvegnù. Si dà il caso, però, che Enrico di musica ne conosca e ne sappia più di chi scrive, oltre che essere lui stesso un musicista apprezzato. Assistetti a un concerto del suo progetto Radio-Line(e) ormai qualche anno fa a Treviso, salvo scoprire in seguito che quella non era la sua prima esperienza in una band, essendo stato voce e autore dei testi di tutte le canzoni degli Aut, che hanno all’attivo un EP prodotto proprio da Chimenti, del cui spessore artistico e umano non possiamo che essere ammiratori accomunati.
E fu proprio a un live di Andrea, che per l’occasione (l’ultima?) cantava le canzoni del Duca Bianco al Bowie Bash bassanese del 2025, che Enrico mi parlò per la prima volta del suo nuovo progetto musicale. Era inizio gennaio, naturalmente, ed eravamo ancora tutti scossi dalla notizia della scomparsa di Paolo Benvegnù. Credo sia stato proprio per quel triste motivo che Enrico mi confidò il suo progetto, perché avrebbe dovuto venire prodotto nientemeno che da Paolo. Mi raccontò di come, durante il tour di Piccoli fragilissimi film reloaded avesse preso il coraggio a due mani e avesse chiesto a Paolo la disponibilità ad ascoltare i nuovi pezzi, incontrando pochi giorni dopo il suo favore, non solo sotto forma di un giudizio positivo ma anche, e soprattutto, nella disponibilità di Benvegnù a produrre l’album. Chi ha avuto la fortuna di conoscerlo può facilmente immaginare con che entusiasmo e con quale generosità Paolo si fosse offerto di aiutare Enrico.
Capirete come il nostro, raccontandomi tutto questo, pur orgoglioso, fosse oltremodo abbattuto. Non solo, come tutti noi, per il fatto che Paolo si trovasse già “nelle stelle, nei tramonti sul fondo del mare” ma anche per l’impossibilità di vedere il suo lavoro prodotto da un grande artista così empaticamente e artisticamente vicino. Paventava addirittura l’idea di lasciar perdere, tanto era lo scoramento. Per fortuna, invece, non lo ha fatto e qualche mese dopo Enrico mi ha inviato le tracce, non ancora definitive, del suo nuovo lavoro. Mi colpirono subito, e manifestai il mio entusiasmo all’autore, anzi spingendomi a consigliargli di procedere con la scrittura. Già, perché originariamente il progetto era quello di dare alle stampe un EP. Non certo per merito mio, ma un invito, scoprii in seguito, che il nostro ha seguito.
Rosendorf, il nome d’arte che Enrico ha scelto, ha infatti pubblicato lo scorso 21 marzo il suo primo album, Non ci vuole poi molto a scrivere una canzone. Registrato (in maniera impeccabile, ca va sans dire) agli studi Fonoprint di Bologna tra maggio e dicembre dello scorso anno, il disco è prodotto da Beatrice Antolini. E qui un passo indietro ci sta perché, siamo d’accordo con le dichiarazioni rilasciate da Enrico, niente succede per caso. Dopo averla ascoltata in concerto al Vinile di Rosà a fine 2024 e averle proposto di prestare la sua voce in una canzone nel nuovo progetto (ricevendo un tanto garbato quanto deciso “no, grazie”), il nostro ebbe modo di stare con lei sullo stesso palco a Perugia in occasione proprio della commemorazione per Benvegnù. Di nuovo parole e condivisione di un sentimento, ma nessun “approccio” artistico. Solo qualche giorno dopo Enrico le chiese, ottenendo stavolta un entusiastico sì, se volesse essere lei la produttrice del disco, subentrando dunque idealmente proprio a Paolo.
Ed ecco, diciamolo subito, la produzione della Antolini risulta perfetta per l’album, che risulta vivace, elegante, di gran classe. Composto da 8 pezzi, Non è poi così difficile scrivere una canzone si apre con un brano ammaliante, fin dal titolo Il canto della sirena, un ottimo ed essenziale incipit che ci introduce al primo singolo pubblicato, quel bellissimo Quello che conta, impreziosito da ospiti come artisti del calibro di Beatrice Antolini alla voce (alla fine ce l’hai fatta, Enrico!), Luca “Roccia” Baldini, che definire stretto collaboratore di Benvegnù è riduttivo, al basso, ed Eddy Bassan (Estra) alla chitarra elettrica.
Non vi parlerò qui dei singoli pezzi, specie da un punto di vista tecnico, semplicemente perché l’invito è quello all’ascolto. Sono certo che canzoni come Io non ci sarò e la stessa title-track (un gioiello, da ascoltare con attenzione) colpiranno il vostro cuore e il vostro immaginario. Fra l’altro, nei giorni successivi al bellissimo e affollato release party del disco della scorsa domenica 22 marzo al Dump di Treviso, il nostro ha iniziato sulle proprie pagine social a raccontare ciò che sta dietro alle proprie composizioni. Sarà suggestione, ma io vi ho trovato molta affinità con le immagini, la poetica e anche il lessico, in alcuni casi, di Benvegnù.
E ovviamente è un complimento all’arte di Rosendorf, che ha scelto di non pubblicare l’album sulle usuali piattaforme di streaming, ma solo in cd. Scelta consapevole, coraggiosa e, per chi come il sottoscritto ama ascoltare la musica dedicandole la giusta attenzione e possibilmente su supporti fisici, assolutamente condivisibile.
Potete ascoltare comunque tutto l’album sulla pagina bandcamp dell’artista, e il consiglio spassionato è quello di provvedere all’acquisto del cd sulla stessa piattaforma o magari a uno dei prossimi live di Rosendorf.
Non c’è niente di meglio di una nuova canzone, per levare il disturbo, per poi ricominciare.
Succedono cose belle, e Non ci vuole poi molto a scrivere una canzone è sicuramente una di queste. Viva Rosendorf!
Come ascoltarlo: con curiosità e attenzione, come merita.
Pezzoni: Quello che conta, Io non ci sarò, Non ci vuole poi molto a scrivere una canzone
Anno: 2026
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Francesco Nicolli


















