Il Pet a cuore aperto, lunga vita a Pet!

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Potreste averlo incontrato tante volte ai concerti nel vicentino, in particolare quelli di Afterhours e della divina (cit.) Cristina Donà. Per non parlare dei suoi beniamini, The Cult. Certo, i protagonisti sul palco sono importanti e determinanti, ma possiamo tranquillamente dire che laddove è in programma un live interessante, anche (e in molti casi soprattutto) di gruppi o artisti locali o emergenti, potreste imbattervi in lui.
Ve lo racconto per esperienza perché, prima di conoscerlo e prima che diventasse un caro amico, avrei potuto quasi scommettere che a molti live cui mi accingevo ad assistere lo avrei incontrato.
Così come potreste averlo osservato in versione ultrà, scatenato, allo stadio Menti, a tifare per il Vicenza, o meglio, per il Lane!
La sua lunga capigliatura ribelle, la sua voce, la sua gestualità, sono caratteristiche oramai inconfondibili… difficile non notarlo. Di chi sto parlando? Avete indovinato? Ma certo, di Luca Pettenon, alias il Pet! Allora lo conoscete anche voi!

Pet Luca Pettenon

Simpatia contagiosa. Generosità straordinaria. Carisma innato. Potrei terminare qui, ma… vi starete chiedendo, perché lo scrivi qui, su questa pagina? Beh, credo non ci sia un posto migliore per parlare del Pet. Perché, oltre a essere un grande appassionato di musica, come tutti noi che frequentiamo Dirty Little Review come collaboratori o semplici lettori, è una persona che la musica, e il particolare il rock, la vive.

E la vive da protagonista, vista la sua lunga carriera (“la mia lunga militanza”) di cantante e magnetico frontman, iniziata nel 1986 con i Terza Pagina, proseguita dal 1998 con gli indimenticati Vibra e dal 2005 con i Veronika?, con i quali incide due album, Come Uccelli sui Cavi Elettrici e Doppio, ultimo disco del gruppo, che in seguito alla morte del compianto Michele Bertezzolo, batterista, arrangiatore e compositore, decide di interrompere l’attività in studio, riservando le energie a poche e selezionate date dal vivo. Quasi tutte come headliner, (ma so che Pet mi sgriderebbe, per questa definizione) del Mik B Day, la manifestazione benefica ideata dal nostro e promossa dall’omonima associazione, che dal 2014 ricorda nel modo più consono (con la musica protagonista e per il bene dei meno fortunati) l’amico fraterno scomparso.

Ma Pet avvertiva comunque il bisogno di chiudere un cerchio, di comporre e interpretare nuove canzoni; ed è proprio per questo che scrivo questo articolo. Finora ciò che avete letto è stato tutt’altro, ma vorrebbe essere invece una recensione, per quanto in ritardo e sicuramente non all’altezza, del suo disco solista, intitolato semplicemente PET e uscito ormai più di un anno fa. Dunque, meglio tardi che mai.

pet-cover

Prodotto da Nicola Cioffi e impreziosito dalla copertina realizzata da Antonio “Oak” Carrara, il disco, stampato solo in vinile — pure Pet è un po’ un “nostalgico del cazzo” (cit.) —, vede la partecipazione di tanti musicisti amici, fra i quali non possiamo non citare lo storico sodale Andrea “Jamie” Ghirardello e il fido Cristian Ceschi, oltre che la collaborazione con gli Smako Acustico per il brano “Io, Gianni e Gildo”.

Composto da otto canzoni, l’album si apre simbolicamente con Risveglio, un inno a una ripresa, lenta, un ringraziamento per le cose semplici, un invito, anche, a goderne appieno, condito dalla bella e inconfondibile risata del Pet. Chitarra e voce, un nuovo inizio, che sprizza positività e gratitudine, anche se la direzione è incerta, perché “dove cammino e vado, cercando qualche cosa che ancora non so”.

L’essenzialità sonora del primo pezzo lascia subito spazio a quello che è il brano più rock del disco, ossia Appeso al Riff, in cui emerge tutta l’insofferenza e la voglia di cambiamento dell’autore (“Non chiudere la porta, l’aria deve cambiare”), che (una volta di più, conoscendolo) si affida al potere salvifico della musica. Bellissima l’immagine metaforica dell’aggrapparsi al riff e di invocalo in aiuto (“Riff, dove sei? Io sto affogando”). Da ascoltare e riascoltare, in loop.

E arriviamo al brano, che, lo anticipo già, viene considerato dal sottoscritto (ma so che sono in buona compagnia) un piccolo grande capolavoro. In Tempi Duri c’è tutto Pet. Ci sono le sue convinzioni (“E malgrado l’ignoranza ci sovrasti, prega il tuo dio di non viaggiare sul barcone”), il suo orgoglio, la sua fierezza, anche il suo disincanto se vogliamo, ma sempre unito a consapevolezza di sé, ottimismo e speranza. Perché se è vero che sono “tempi duri per i buoni”, comunque “resta saldo e sorridi come puoi”.

Il rock’n’roll classico di Pensieri Volatili di un Uomo al Volante chiude il lato A del vinile. Un pezzo che evidenzia insoddisfazione e insofferenza, anche per la maleducazione altrui, da un lato, ma pure la volontà di andare oltre (“Portami lontano, a limitare i danni da qui […] tanto vale osare di più”). Un uomo che ama guidare, da solo, momento ideale (anche) per pensare.

A dare il la alla nuova facciata c’è la già citata Io Gianni e Gildo, che vede la preziosa collaborazione degli Smako Acustico: divertente (“Il lupo attacca tutti tranne noi”) e visionaria, invita al movimento, quasi fosse una favola folk.

La poesia di Bianco su Nero, forse il brano in cui le capacità vocali di Pet si esprimono ai massimi livelli, probabilmente stimolato dalla splendida voce di Federica Briguglio, anticipa quello che definisco un colpo di coda, un’invettiva potente, in cui la vis polemica di Luca si scaglia pesantemente nei confronti del “Millantatore”. Facile intuire come il nostro ce l’abbia profondamente con tutti i furbacchioni imbonitori tanta forma e poca sostanza, manager avvoltoi, presunti formatori o falsi guru che si incontrano in tanti campi, compreso quello dell’industria discografica. “Hai l’anima a forma di mela, in cui il verme c’è già”. Pezzo forte, anche musicalmente, degno di un circoletto rosso. Anche perché si chiude con un urlo, divenuto nel tempo un motto “registrato”:

“non mi avrete mai come volete voi”!

Siamo giunti al termine del viaggio in questo bel disco, che sprizza genuinità e freschezza e che merita ascolti ripetuti. Un album che è totalmente dedicato a Mik Bertezzolo, quell’“Uomo Mite” dell’ultima canzone, in cui Pet si rivolge direttamente al fratello scomparso e che manca come l’aria: “Ehi, fratello mio, dagli occhi sorriso. Vai, ma poggia i tuoi occhi sopra i miei”. Una canzone, come l’intero disco direi, catartica. Una canzone che contiene un’assoluta verità, che è assieme una consolazione e una promessa: “Non esiste la resa finché esiste memoria”.

Augh, e complimenti a te, grande capo Pet!

P.s. Dimenticavo, l’album è autopubblicato (e come vi dicevo, disponibile solo in vinile, ma con codice per il download digitale) e il ricavato della vendita viene devoluto interamente in beneficienza, ça va sans dire… perciò, stavolta lo dico io, Pet: “Bisogna muoversi!”

Come ascoltarlo: Fumando il calumet della pace, anche se “viva gli indiani sempre”.

Pezzoni: Tempi Duri

Anno: 2019


Francesco Nicolli