Selton, 2 Dicembre 2016 – Home Rock Bar. È venerdì.

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Premetterò una serie di cose prima che voi leggiate questo articolo, e le premetterò come forma preventiva, una sorta di alert per tutte le persone che più o meno consapevolmente vorranno leggere questa mia (prima) recensione per Dirty Little Review:

1. Al liceo mi chiamavano “Miss Lessico”, e questo, dovrebbe farvi capire un po’ di cose sul mio modo di esprimermi. Sì, voglio e vorrei dire tante cose, ma poi il cervello e la mia bocca sono comunque sintonizzati su due diversi canali. E quindi, ecco… a volte escono gli strafalcioni. La scrittura comunque è leggermente meglio del mio parlato. Fiuuu :)

2. Mi piace tanto, tantissimo andare ai concerti. Mi piace perché è un momento davvero di rilascio totale e per questo, di solito, non faccio iPhone reportage, live di Facebook, selfie dove ci sono altre persone che fanno selfie. Semplicemente cerco di godermi il concerto e bere delle birrette. Un paio di sigarette, se ci sono, coronano il tutto. In questa recensione ahimè, non vedrete troppo materiale fotografico, ma mi impegnerò per i prossimi. Giurin, giurello.

3. Nessuna pretesa di scrivere recensioni che mettono etichette ai cantanti, giudizi ai locali, e opinioni d’essai. Non ho mai amato i giudizi, né chi giudica. Quindi, ecco cosa farò, vi racconterò una piccola storia di me, ad un concerto.

Selton. È venerdì.

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Per l’appunto, come il titolo vuole, è venerdì, giornata di quasi weekend e di speranza di riposo. Arrivando da una settimana particolarmente “frizzantina”, direi che un po’ di musica italo-portoghese ci sta, ci sta benissimo. Arrivo all’Home intorno alle 22.30, tempo di prendere qualcosa, aspettare un’amica e in un’ora inizia il concerto.

Arrivano i Selton, carini, per nulla pretenziosi, semplicemente belli. Poco prima uno dei componenti del gruppo, Ricardo (voce, chitarra) mi aveva spinato una birra. Cioè davvero. Non è mania di protagonismo questa. Era davvero dietro al bancone del locale. Maaaa comunque, torniamo al concerto. Dicevamo, loro carini, atmosfera rilassata, tutto bene. Aprono le danze con Loreto Paradiso, e subito è Brasile e subito è davvero danza. Impossibile non shakerare i fianchi come Shakira, così diceva una canzone anni 90’, che chi ne sa davvero, ha già capito di che canzone sto parlando. Si passa poi per Piccola Sbronza, featuring Dente, ma Dente non c’è. Canzone di un paio di anni fa, ma sempre fresca e gioiosa. La dedicano ovviamente ai veneti, o meglio, alle ragazze venete. Va beh, accettiamo anche questa. Si passa poi di nuovo a qualche pezzo del nuovo album, Buoni Propositi, Junto Separado, Anima Leggera. Tutte eseguite in un sottofondo di gente danzante e vestita in modo approssimativo. Scambiano spesso gli strumenti, e nell’atmosfera generale ti dimentichi quasi che c’è qualcuno a suonare lì sul palco.

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Mi piacciono perché:
– Non si atteggiano a rockstar
– Cantano davvero bene
– Fanno i cori (personalmente adoro i cori alla uuuuu, uaciuaru, uuu)
– Sono gentili con il pubblico, ma senza pretendere nulla in cambio (non è scontato)
– Cambiano spesso ruolo, chi prima suona la batteria, poi suona l’ukulele, chi suona l’ukulele poi suona il basso, e così via
– Sembrano ragazzini usciti dalla spiaggia
– C’è l’ukulele
– Sono, o almeno sembrano spensierati.

Per il pezzo finale decidono una cosa semplice, in mezzo al pubblico solo ukulele. Tutti gli stiamo intorno cantando e ballando “Ho tanta voglia di infinitoooo, ora che tu hai finito con meee”. La canzone sembra molto più lunga eseguita così, in realtà è semplicemente l’esperienza diversa. Concludono, e scappano direttamente da sotto il palco dove eravamo. Non li si vede più. Niente bis. Solo un’altra birretta per tutti.

Quando: Venerdì 2 dicembre 2016

Dove: Treviso, Home Rock Bar.


Giulia Carlon