Jeff Buckley – Grace

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Jeff Buckley - GraceJeff Buckley è stato per me una rivelazione, amore a primo ascolto. Tristezza nel saperlo già morto mentre lo iniziavo ad ascoltare.

Grace, il suo primo e unico album è di una bellezza disarmante. Struggente, pieno di vita e di sentimenti, è stato considerato tra i migliori lavori di sempre da Rolling Stone.
Piccola curiosità prima di parlare più nel dettaglio dell’album: ci sono diverse versioni di Grace (cofanetti, tracce extra, vari booklet), ma nella sostanza non cambia nulla. Con cinque/dieci euro vai in un negozio di dischi, dai al banconiere un pezzo di carta e ti porti a casa un pezzo di vita. Non scherzo: Grace per me è questo.

Jeff, tra mistero e tragedia, ci ha abbandonati il 29 maggio del 1997, a 31 anni.

Nell’album si percepiscono le inquietudini di Jeff Buckley, figlio d’arte (suo padre era Tim Buckley, quello di Song to the Siren), il genio, il talento polistrumentale e quella voce in grado di penetrarti dentro.
In un periodo decisamente “grunge” (nel suo significato di “sporco”, “grezzo”) Jeff Buckley è andato in direzione contraria. Il disco si apre con Mojo Pin, partendo sottovoce per poi conquistare sempre più l’ascoltatore con una voce suadente, arpeggi sempre più ritmati, acuti da brivido, fino ad arrivare ad un pezzo rock come Eternal Life. Raccontare un disco come questo traccia per traccia è impossibile, richiederebbe fatica e considerazioni davvero infinite. Ascoltatelo e ne converrete con me. La title track, Grace: perla preziosissima e senza tempo. La voce di Jeff svetta su un giro veloce e appuntito di chitarra che ogni tanto torna a far capolino nei ritornelli. Last Goodbye, canzone d’addio ritmata da una struttura di basso che colora di primavera l’autunno dell’amore. Lover, You Should’ve Come Over: secondo me la canzone più bella di Jeff Buckley. Suoni, poesia e atmosfera la rendono magica – It’s never over, my kingdom for a kiss upon her shoulder // It’s never over, all my riches for her smiles when i slept so soft against her // It’s never over, all my blood for the sweetness of her laughter // It’s never over, she’s the tear that hangs inside my soul forever.

E poi la cover di Leonard Cohen, quella Hallelujah più bella dell’originale.

Grace è un album denso di sfumature. È un album ricco di introspezione, di amori sbagliati e di spiritualità. Ogni tanto, ascoltando Jeff Buckley mi chiedo “è possibile che sapendo il suo destino sia riuscito a concentrare in dieci canzoni soltanto tutto il suo talento?”.

 

Come ascoltarlo: di sera o di notte. Bevendo un tè caldo, con un po’ di attenzione ai testi.

I pezzoni: Lover, You Should’ve Come Over, Grace, Last Goodbye, Lilac Wine.

Anno: 1994


Jacopo Pensor