Idles – A Hymn. Ode a un inno.

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Gli Idles sono tra le cose migliori che stanno succedendo alla musica negli ultimi anni, e da un po’ di tempo a questa parte, ho realizzato che il motivo è principalmente uno: hanno riportato le chitarre nel rock. Per fortuna, sono anche in buona compagnia (leggi Fountains D.C., Shame e tutta la nuova scena British/Irish).

Ultra Mono è il loro terzo disco, uscito lo scorso settembre e non ha fatto altro che confermare il meritato successo della band. È un disco su cui si è già letto di tutto, tipicamente idlesiano, con pezzoni tipicamente idlesiani promossi da video tipicamente idlesiani. E un’unica eccezione, che ai miei occhi non fa altro che alzare la qualità della band. Un pezzo che si allontana da tutti gli altri, messo lì, quasi in chiusura dell’album, dopo 10 tracce intensissime: A Hymn.

Non c’è nessun virtuosismo, dal punto di vista musicale la canzone è di una semplicità disarmante, le parti di chitarra sono quasi banali (qui vedete il “Guitar Play Through” dove Mark Bowen e Lee Kiernan stessi mostrano come suonare il pezzo), la batteria non fa altro che tenere i 4/4 sul charleston per quasi tutto il pezzo, Joe Talbot sembra quasi un bimbo impacciato che legge una filastrocca con lo spirito di Nick Cave.

Ciò che fa davvero differenza è la costruzione, A Hymn non parte mai, cresce continuamente, ogni momento sembra essere buono per la botta, raggiunge il climax diverse volte, eppure non esplode. Mai. Dopo cinque minuti di splendida tortura, semplicemente si spegne, una fiamma senza ossigeno. E impazzisco.


Enrico Grando

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Spendo ancora molti soldi per comprare dischi. Non per scelta etica. Penso solo che ascoltare un pezzo dal suo album originale, magari sfogliandone il booklet, lo valorizzi di più. E poi una ricca collezione di dischi fa sempre la sua porca figura. In Dirty Little Review provo a dare il mio giudizio su dischi e concerti. Chi non sa fare, critica.