REPLAY o l’antica e viziosissima arte del tormento

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Keanu Reeves era uno di noi.
Stesso colorito spento, stessi amici angoscianti ma soprattutto stessi drammi esistenziali:
rosso o blu?
rosso o blu?
rosso
o
blu?

red blue

Nel 2000 stavamo tutti così, a perdere le ore nel negozio di dischi facendo oscillare lo sguardo tra le due compilation Festivalbar, fino a quando le scritte ondulate non ci facevano venire il mal di mare, fino a quando la solita nonna in vena di regali non ci prendeva dalle mani l’ultima copia rimasta, fino a quando non ci sbattevano fuori all’orario di chiusura…
“Fa niente, torno domani, intanto ci penso”
E di nuovo: Rosso o blu?
Il dilemma estivo dei pischelli brufolosi.

A distanza di vent’anni, con la fronte un po’ più libera dall’acne e con l’agenda troppo piena per oziare tra i dischi incellophanati, quest’estate io Festivalbar non l’ho comprato (sempre che esista ancora), non ho ascoltato la radio e non ho imparato le parole di nessuna hit da spiaggia. Sono stata un po’ fuori dal mondo insomma, ma non così tanto da non venire contagiata dal vizio dei tormentoni.
Replay, replay, replay.
[Spero che l’amore per il loop sia un retaggio adolescenziale e non una prematura demenza senile.]
Replay, replay.
[Se ogni ripetizione raschiasse un po’ il web, il mio canale di YouTube sarebbe più dissestato della Salerno-Reggio Calabria.]

Replay:
Portugal. The Man – Feel it steel
Après La Classe – Paris
Alt-J – Deadcrush
Chicano Batman – Black lipstick
Mesa – Tutto
Willie Peyote – C’era una vodka
Lorde – Tennis court (Flume remix)
The Neighbourhood – Sweater weather (cover)

Di nuovo, da capo.


Olimpia Schiavon