Portishead • Dummy

0
180

A Bristol, negli anni ’90, nasce un movimento che avrebbe segnato in maniera indelebile l’intero decennio: il trip-hop. Il sound è composto da campionamenti sincopati ed elementi tipicamente hip-hop e dub.

portishead dummy

I Portishead riescono pienamente nel loro intento di fare delle ritmiche rallentate uno dei loro punti di forza maggiori, ma è d’obbligo sottolineare l’elasticità vocale di Beth Gibbons, cuore pulsante del disco.

Il brano d’apertura di Dummy, Mysterons, ci trasporta in atmosfere funeree. Sour Times ha il compito (portato egregiamente a termine) di risultare più melodica, ma allo stesso tempo angosciante. Wandering Star, sostenuta da un profondo basso dub, presenta uno scratch quasi ossessivo, che contribuisce nel rendere il pezzo uno dei più cupi del lotto. La chiusura, preceduta dal tappeto di tastiere di Biscuit (che contiene campioni da I’ll Never Fall In Love Again di Johnnie Ray), è affidata a Glory Box, forse la traccia della band più apprezzata dal grande pubblico.

From this time, unchained
We’re all looking at a different picture
Through this new frame of mind
A thousand flowers could bloom
Move over, and give us some room
Give me a reason to love you
Give me a reason to be, a woman
I just want to be a woman

Indimenticabile è la loro esibizione al Roseland Ballroom di New York (1998), dove un’imponente orchestra dà nuova vita a tracce selezionate dai primi due lavori del gruppo.
portishead dummy recensione

Dummy è un capolavoro assoluto, colmo di atmosfere oniriche rimaste immutate nonostante la prova del tempo avrebbe voluto che ciò non accadesse.

Sebbene la critica spesso ritenga Mezzanine dei Massive Attack il vero pilastro fondamentale del movimento, Dummy racchiude in sé tutte le sfaccettature di una musica senza tempo come il trip-hop e ne costituisce, di fatto, il magnus opus.

Come ascoltarlo: Rigorosamente al buio

Pezzoni: Mysterons, Sour Times, Numb

Anno: 1994


Giovanni Filippeddu