Musica da leccarsi i baffi: DELUXE

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Occhi vispi, un paio di baffi e qualche centimetro più in basso un sorriso divertito, spensierato.

Sarebbe bello ma no, oggi non vi parlerò di Max di Indovina Chi.
Oggi, ladies and gentlemen, vi presento i DELUXE, la mia nuova ossessione.

deluxe band

I saputelli del web li definiscono un gruppo electro pop/street groove/soul/funk, ma per me che suddivido la musica in categorie molto più elementari, loro sono semplicemente “super”.
Sempre sfrigugliando nell’Internet, scopro che nascono ad Aix en Provence nel 2007, quando allo zoccolo duro formato da Kaya, Kilo e Pietre si aggiungono Pepe e Soubri; bisognerà aspettare il 2010 perché la band sia finalmente al completo con la voce calda ed energica di Liliboy.
I ragazzi fanno pratica di entusiasmo ed savoir faire suonando per le strade della città, fino a quando non vengono notati dai Chinese Man che, tenendoli sotto la loro ala buongustaia, pubblicano il primo EP Polishing Peanuts; a questo seguiranno poi The Deluxe Family Show (2013) e Stachelight (2016), in un crescendo di tecnica ed equilibrio.

Nozionismo a parte, una cosa che ho imparato da sola è che mi fanno stare bene.

Tum Rakak, per esempio, è la mia sveglia preferita. La aziono quando mi sento pigra e assonnata, quando so che poco più in là del divano in cui sto appollaiata, ci sarebbero miliardi di cose da fare. Insomma, dove non arriva la mia coscienza da massaia diligente, arrivano i Deluxe, che mi danno la forza per alzarmi e ballicchiare verso l’aspirapolvere.

Con Mr Chicken invece ho fatto la mia prima figuraccia in palestra. Per carità, credo che l’avessero capito un po’ tutti lì dentro che non sarei mai diventata la versione padana di Kristina Koroljak, ma scandire il passo del tapis roulant cantando “chicken, chicken, deep fried chicken” a ripetizione, penso che mi abbia proprio smascherato. Il fatto è che la musica parte e tu senza nemmeno accorgertene ci navighi dentro, ti lasci trasportare da queste bollicine frizzanti che, come una Jacuzzi a 5 HP, aggiungono benessere ma tolgono compostezza ai movimenti. E se poi il testo è semplice e senza tanti virtuosismo canori, vuoi forse tenere la bocca chiusa?
Morale della favola: con Mr Chicken non sono diventata la reginetta del fitness, ma ho guadagnato nuovi compagni di abbuffate.

Ear (o in alternativa Pretty Flaws) è per le giornate blu, quelle in cui mi va di crogiolarmi nella malinconia, quelle in cui do una tregua al sorriso e appiano un attimo le rughe di espressione. Nessun pippone strappalacrime, sia chiaro, semplicemente un’atmosfera più intima e poetica, giusto per non stare sempre fissi sul lato più sgargiante del prisma.

Come ascoltarli: Tutte colonne perfette per: saltare sul letto, pattinare in Prato della Valle in una domenica soleggiata, un brunch con gli amici, montare a neve gli albumi, una festa in un vecchio fienile, una partita a paintball, preparare uno scherzo, tagliare la legna, ridipingere un vecchio cimelio, improvvisarsi batterista scatenato con il pentolame di casa.

Pezzoni: Scelgo Daniel, ma potrei proporvi anche My Game, Shoes, Making Music, Pony, Wait A Minute

Si ça t’a plu, reviens moustachu!


Olimpia Schiavon