Stelle Marine. Il nuovo pezzo de Le Luci Della Centrale Elettrica

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Venerdì 17. Mi sveglio ancora mezzo ubriaco e in ritardo, prendo la macchina di corsa e mi infilo nella nebbia della Pianura Padana. Non ho il tempo per una doccia e arrivo in ufficio con gli occhi che stanno aperti a fatica.

Sarà che in fondo dentro a questa nebbia ci sto bene (chi coglie la citazione ha la mia stima), ma ho il sorriso stampato in faccia. Nonostante tutto.

Poi Le Luci Della Centrale Elettrica ha pubblicato Stelle Marine, il primo singolo di Terra. È un gran bel pezzo, come il buon Vasco Brondi ci ha abituati da qualche anno a questa parte.
Ho sempre il timore che mi deluda dopo un primo disco stupendo. Invece no, ogni pezzo è una vera chicca e non vedo l’ora esca il disco il prossimo 3 marzo.

Brondi resta di gran lunga il miglior Vasco in circolazione.

In questa notte di disordini e sentinelle
È andata via la luce e tutti hanno visto
Per la prima volta le stelle
In questa terra di fuochi non piove da mesi
Ovunque minacce e preghiere scritte in arabo in italiano in cirillico
Con ideogrammi cinesi
In questa città moderna che un giorno sarà una città antichissima
Scolorita da troppa pioggia e troppo sole
Sarà bellissima

Ho sentito la tua voce in una conchiglia
L’acqua si impara dalla sete
La terra dagli oceani attraversati
La pace dai racconti di battaglia
Ho sentito la tua voce in una conchiglia

In questa notte alcuni superano i deserti
I mostri marini i loro destini
Hanno i segni sui polsi dei sogni enormi e i documenti falsi
In questa terra di laghi di vulcani di corsie preferenziali
Persone sorridenti e cieli sereni
Sono sacri gli interessi dell’Eni
In questa città stupenda
Dove si infrange l’onda migratoria
E il dormiveglia di chi passa tutta la notte sulla 90

Ho sentito la tua voce in una conchiglia
L’acqua si impara dalla sete
La terra dagli oceani attraversati
La pace dai racconti di battaglia
Ho sentito la tua voce in una conchiglia

In questa notte buia
Un razzo lanciato come una stella filante un canto struggente
Arriva in centro trasportata dal vento la sabbia del deserto
In questa terra di confusissimi sogni
D’oro d’argento di cemento armato
Il cielo è sempre più blu blu metallizzato
In questa città tutto è illuminato
E fuori dalla stazione danze tribali esplosioni cartoline
Un bambino appena nato le sue mani sembrano stelle marine

Ho sentito la tua voce in una conchiglia
L’acqua si impara dalla sete
La terra dagli oceani attraversati
La pace dai racconti di battaglia.


Enrico Grando