Intervista ai Dea Dea

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I Dea Dea sono due ragazzi di Modena che suonano davvero un ottimo rock. Chitarra, batteria e voce: quando si fanno le cose per bene, non serve altro. Il loro primo disco è uscito lo scorso giugno, li abbiamo incontrati (virtualmente) per fare due chiacchiere e conoscerli meglio.

dea dea band

Ciao Dea Dea, conosciamoci :)
Io sono Enrico, 29 anni, impiegato per lavoro, malato di musica e redattore di Dirty Little Review per passione. Voi chi siete, cosa fate, da dove venite?
Davide: Ciao! Noi siamo Davide (26 anni, batterista) e Steven (23 anni, chitarra/voce), siamo entrambi di Campogalliano, piccolo paese della provincia di Modena. Io sono laureato in economia e lavoro in un’azienda della zona, Steven si è appena laureato in lingue ed è in fase di stallo.

I Dea Dea come nascono? Da quanto suonate insieme?
Steven: I Dea Dea nascono in sala prove quasi per scherzo circa due anni fa. Abbiamo iniziato a trovarci in saletta e a suonare, è stato tutto molto spontaneo e veloce, le canzoni venivano fuori una dopo l’altra. Molto presto siamo arrivati ad avere pronti e finiti circa una decina di pezzi: quello è stato il momento in cui abbiamo deciso di andare a registrare. Suoniamo insieme da circa 5 anni, prima dei Dea Dea abbiamo suonato insieme in un altro gruppo per 3 anni.

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Riuscite a vivere di musica o avete una doppia vita come i più sfigati?
Davide: Ovviamente sfigatissimi, la vita del giovane musicista è quasi sempre in perdita.

Domanda banale ma sono sempre curioso.. Come nascono i vostri pezzi? Uno dei ​due arriva con un’idea di musica o testo o vi sedete insieme per comporre?
Steven: I pezzi nascono in maniera molto istintiva. Spesso l’idea originaria viene portata in saletta da me, ma tutto il resto avviene in saletta. Come? Suonando. Non seguiamo dei percorsi compositivi precisi o premeditati, semplicemente suoniamo. Questo non vuol dire ovviamente che i nostri pezzi siano buttati li a caso, anzi: una volta buttata giù l’idea, inizia il “processo di rifinitura”, nel quale continuiamo a suonare finchè non siamo soddisfatti, finchè la canzone non è finita e definita. Questa è forse la parte più scrupolosa, in cui decidiamo se togliere alcune cose o meno, se cambiare alcune parole, se accorciare un ritornello, se cambiare una parte di batteria, quante volte ripetere un riff, ecc. Il registratore gioca un ruolo fondamentale: registriamo sempre quello che suoniamo per poi ascoltarci con calma dopo le prove. Ascoltare ciò che creiamo è molto utile per capire se il pezzo che sta nascendo gira oppure no e soprattutto per tornare in saletta con la mente e le orecchie pronte.

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Purtroppo mi accorgo di ascoltare sempre meno i testi nelle canzoni, forse sono fedele all’idea di Tolo Marton, che vede la voce come un altro strumento per accompagnare la musica. Anche i Verdena più o meno la vedono così. Voi di cosa parlate nei vostri pezzi?
Steven: Le nostre canzoni, o perlomeno quelle di questo disco, parlano prevalentemente di sensazioni. La cosa più importante è il suono e la melodia che la parola emana, a prescindere dal suo significato logico. Personalmente, però, mi piace scrivere testi “universali”, in cui le parole siano semplici ma applicabili in qualsiasi contesto. O almeno mi piace pensarla così.

Qual è il vostro pezzo preferito del disco? ​Il mio è Su di te, il primo che ho ascoltato, amore immediato, pam!
Steven: Probabilmente il mio pezzo preferito è Cosa Nuoce.
Davide: Anche io invece voto per Su di Te.

A chi vi ispirate? Sicuramente avrete dei musicisti di riferimento. Fatemi un po’ di nomi dai.
Davide: Verdena e Afterhours sono i gruppi con cui sono cresciuto, per il resto posso dirti Motorpsycho, Beatles, Red Hot Chili Peppers. Queste sono le band che più mi hanno formato.
Steven: Red Hot Chili Peppers, Marta Sui Tubi, Verdena, Afterhours, Lucio Dalla, Biffy Clyro, Jeff Buckley sono i primi che mi vengono in mente.

Dea Dea è ancora il nome del primo disco. È la prima volta che registrate? Deve essere un’esperienza parecchio stimolante. Come vi siete trovati in studio?
Steven: è stata la seconda volta per noi in studio, avevamo già registrato un disco con il gruppo precedente. Questa volta però è stato molto diverso. Quando siamo entrati in studio non sapevamo cosa aspettarci: sebbene i nostri pezzi ci piacessero molto, non sapevamo come avrebbe potuto suonare un disco con solo una batteria, una chitarra e una voce. Il risultato è stato molto sorprendente e questa è stata l’emozione e la soddisfazione più bella.

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The White Stripes, Black Keys, Bud Spencer Blues Explosion, The Cyborgs e ora Dea Dea. Ma cosa vi ​hanno fatto di male i poveri bassisti?
Steven: Il bassista è una razza rara. Questo è forse il motivo per cui abbiamo iniziato a suonare senza basso. Il tempo che avremmo perso nella ricerca di un bassista, abbiamo deciso di usarlo per scrivere canzoni.

Scherzi a parte, complimenti ragazzi. Chitarra e batteria solamente ma i vostri pezzi non chiedono altro. Il vostro sound mi ha preso al primo ascolto. Vi aspetto presto in Veneto, oppure spero di riuscire a fare un giro dalle vostre parti prima o poi!
Grazie mille! Speriamo di venire presto a suonare, ti aspettiamo. Ciao!


Enrico Grando

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Spendo ancora molti soldi per comprare dischi. Non per scelta etica. Penso solo che ascoltare un pezzo dal suo album originale, magari sfogliandone il booklet, lo valorizzi di più. E poi una ricca collezione di dischi fa sempre la sua porca figura. In Dirty Little Review provo a dare il mio giudizio su dischi e concerti. Chi non sa fare, critica.