Ghemon – Mezzanotte

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C’è chi cerca di anticipare il futuro, che si affanna per trovare nuovi elementi da appiccicare alle ultime mode per emergere novità tra le novità, e poi c’è chi del futuro se ne frega proprio, perché Quanto figo era il passato?, e mentre tutti vanno a ovest noi si fa un salto ad est.
E così fa Ghemon, che rispolvera soul e funk mentre la scena rap italiana sbava dietro a trap ed autotune, tirando fuori un disco da fine anni ‘90.

Se con Orchidee, disco precedente dove l’artista ha sperimentato di più col canto che con il rap, abbiamo dovuto sorbirci l’annosa questione del tradimento alla Neffa, con Mezzanotte già sapevamo cosa aspettarci più o meno, visto il cambio di direzione intrapreso appunto un paio d’anni fa.
Dico più o meno perché sinceramente per quest’ultimo lavoro speravo in una cosa più alla Anderson .Paak che alla Alex Baroni, ma tant’è, Mezzanotte appare come un album necessario per Ghemon, un sorta di taccuino-psicologo per l’artista che in qualche recente intervista ha confessato di aver vissuto un periodo molto buio recentemente, e che ha scritto il disco riversandoci dentro sofferenza e cura insieme.

ghemon mezzanotte

Si parte con un paio di pezzi musicalmente azzeccati, tra cui il primo singolo Temporale, che sembrano riprendere ed evolvere Orchidee e presentare l’intento dell’album con un soul-funk-rap d’autore, impostando un’atmosfera mista di lotta e rivincita, che ben si addice al titolo dell’album.
E poi basta.

Poi è una serie di alti e bassi continui: un brano piatto che sembra lì per riempire un numero in copertina, un pezzo con una base figa dove però il nostro esagera con la voce, uno in cui rispolvera la sua vena rap che non tradisce mai, un altro da rotazione MTV anni ‘90 di quelle che fischietti ma dimentichi appena finisce, e via così.

ghemon

Chiariamoci: io a Ghemon ci voglio tanto bene, davvero, però sembra che questo disco se lo sia fatto per sé senza tante paranoie, che è impossibile visto il personaggio… ma sembra, sembra abbia fatto semplicemente quello che gli piaceva, a scapito del risultato finale.

Oh, probabilmente sono io, visto che la critica e soprattutto il pubblico non ha tardato a rispondere positivamente a questo lavoro, però dai, a livello vocale tecnicamente c’è molto margine. Innegabili gli enormi passi avanti rispetto al Ghemon cantante di 10 anni fa, però pescando a caso dai bootcamp di Xfactor credo si trovi facilmente uno tecnicamente più valido.
Diciamo pure che ha avuto coraggio ad uscire dalla sua comfort zone, e a tratti ne è uscito qualcosa di figo, però nel complesso a fine ascolto a me è rimasto in mano un album dimenticabile.

ghemon mezznotte recensione

Se in qualche modo tuttavia il disco regge è per via di quella cosa che dice il suo amico Mecna: “funzionerà perchè non faccio rap, scrivo”. Ecco, la penna di Ghemon continua ad avere un tratto distintivo, inconfondibile, che lo eleva automaticamente dalla media e lo salva da qualsiasi etichetta di banalità artistica.
Ora, e per sempre.

Come ascoltarlo: La sera sull’impianto stereo mentre vi preparate per uscire.

Pezzoni: Impossibile, Temporale, Siero Buono (col ritornello alla Boyz2Men <3)

Anno: 2017


Mirco Geremia