Cronache di un ascoltatore folgorato

0
213

Cari lettori di DLR, un saluto a tutti! Ormai ho esaurito le scuse per le mie assenze da queste parti, quindi è meglio che giunga il prima possibile al punto prima di beccarmi insulti inenarrabili dal nostro Líder Máximo. Non che dal vivo non me ne rivolga, ma perché rischiare?

Condivido questo mio pensiero da musicofilo/spettatore ALLIBITO, che provo a riassumervi così: avete presente quando aspettate con trepidazione l’incontro con una ragazza verso la quale nutrite un interesse e un’attrazione profonda salvo poi conoscere una sua amica, della quale ignoravate l’esistenza, che riesce ad attirarvi in maniera ancora più prepotente? No? In realtà neanch’io, visto che non mi è mai successo. Essere dei timidi patologici è una merda, ma immagino la sensazione che si provi sia pressappoco quella. Un qualcosa di meraviglioso ed inaspettato, per quanto riguarda ciò che mi è successo.

I fatti (no, non c’entrano le sostanze stupefacenti): poco più di una settimana fa ho partecipato alla giornata finale della prima edizione del Firenze Rocks, garantendo quindi una copertura dell’evento quasi totale visto che il nostro caro Enrico aveva assistito all’esibizione il giorno precedente del buon Eddie Vedder. DLR c’è sempre per voi, cari discepoli.
In veste di reporter mi sono quindi recato nel capoluogo toscano per assistere allo show dei System of a Down, amore adolescenziale mai realmente sopito, e dei… Prophets of Rage. Chi? E chi cazzo sono?

prophets of rage firenze rocks

Aspè, prima che mi prendiate a sprangate, apriamo una parentesi: avevo sentito solamente parlare dei Prophets of Rage qualche mese addietro compulsando i siti specializzati, e non più tardi di qualche settimana fa l’ottimo Enrico (sempre lui, altro che Scaruffi) mi ha ricordato che sostanzialmente altro non erano se non un supergruppo che pescava da tre band a cavallo tra metà anni ottanta e primi duemila: Public Enemy, Cypress Hill e Rage Against the Machine. La mia reazione? Un tiepido “ah, figo”. O qualcosa di simile. Resta il fatto che non ci diedi particolarmente peso.

Arriva il giorno del concerto. Ore 18.50 circa. Dieci minuti prima dell’esibizione dei Prophets. Mi trovo davanti un gruppetto di adolescenti dall’accento smaccatamente fiorentino (espressione di disgusto) i quali discutono animatamente dell’imminente esibizione, e ciò che carpisco della conversazione mi provoca un’epifania: due semplici parole, un nome, un’icona. TOM MORELLO.
Porca troia, ma è vero! Non chiedetemi il perché ma fino a quel preciso momento non avevo ancora realizzato che stavo per vedere di persona, contemporaneamente, uno dei miei chitarristi e dei miei bassisti preferiti (per chi non lo sapesse mi riferisco a Tim Commerford, per il quale lo scorrere degli anni sembra essere un concetto sconosciuto). Godo! Nonostante il vostro accento odioso mi avete svegliato, cari compagni brufolosi! Di questo non posso che ringraziarvi, davvero.

Il concerto inizia in perfetto orario, e tra le tante cover che inevitabilmente superano di gran lunga i pezzi propri della neonata band si arriva alla doppietta finale Bulls on Parade – Killing in the Name. Un autentico terremoto, nonostante i volumi non particolarmente adeguati a un concerto di questo calibro. Di punto in bianco, e con mia grande sorpresa, mi ritrovo a cantare e a dimenarmi col pugno destro alzato, nonostante dell’iconografia di estrema sinistra propria dei Rage Against the Machine me ne sia sempre sbattuto (Cioè, fatemi capire: fate i rivoluzionari e incidete per la Sony? Ci state pigliando per il culo o cosa?).
Potere della musica, mi verrebbe da dire. Frase banale ma terribilmente calzante. Come se non bastasse, il tramonto che stava calando sull’ippodromo del Visarno e il terriccio che si levava a mo’ di tempesta del deserto contribuivano a rendere l’atmosfera letteralmente magica. In tutto questo, la serata vera e propria doveva ancora cominciare. Allucinante.

Non mi soffermerò troppo sul concerto dei System che, tra l’altro, è stato formalmente impeccabile ma a mio avviso eccessivamente “freddo” e decisamente breve, visto che prima delle undici di sera ero già diretto verso l’uscita.

Insomma, come avrete sicuramente capito voi attenti lettori di DLR non era mia intenzione stilare un live report del concerto: volevo provare a sollevare una specie di sondaggio/discussione: vi è mai capitato di rimanere colpiti come è capitato a me da un artista o gruppo verso il quale non nutrivate particolari aspettative? Fatemi sapere!

Nel frattempo, comincio a segnarmi i giorni che mancano all’uscita del disco dei Prophets of Rage: Settembre non è poi così lontano.


Andrea Cignoni