Intervista a Cristopher Bacco dello Studio 2 di Padova

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“Respiro, mangio e vivo di musica”. Intervista a Cristopher Bacco, il sound engineer e produttore dietro al mixer dello Studio 2 di Padova.

// Intervista di Marika Zorzi

Lo Studio 2 di Padova è ormai una sicurezza nel panorama musicale italiano, un luogo dove hanno registrato grandi nomi e band emergenti. Ad accompagnarli nella creazione dei loro album ci sono sempre stati Cristopher Bacco e il suo team, tecnici del suono che devono la loro professionalità ad anni passati dietro al mixer. Abbiamo chiesto a Cristopher del suo rapporto con la musica e di com’è lavorare con gli artisti che hanno fatto la storia della musica italiana.

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Vorrei partire dall’inizio. Da dove nasce la tua passione per la musica?

Mia madre è una grande fan del cantautorato italiano e della musica d’autore quindi, da quando avevo 5 anni, ho sempre ascoltato Bindi, Tenco, Endrigo, Battiato, Battisti e qualsiasi cosa mescolata al pop. In più mio padre è appassionato di musica rock psichedelico quindi la vena più alternativa l’ho avuta da lui. In famiglia c’è sempre stato un bel miscuglio musicale anche se nessuno dei miei familiari è un musicista.
Personalmente mi sento molto legato alla discografia dei Beatles ma sono anche un grande fan dei gruppi stoner/sludge. Ho sempre alternato i miei ascolti con i classici italiani per non rimanere rinchiuso in un solo schema musicale. Crescendo mi sono appassionato all’indie e al brit-pop ma quello che mi affascina davvero è l’innovazione, quelle cose che non ho mai ascoltato prima.

Quando ti sei approcciato alla professione di sound engineer?

Nel 2008 facevo ancora il dj e ho aperto il primo home studio dietro casa come si fa all’inizio. Da lì ho iniziato per la prima volta a registrare finché continuavo a fare il dj. È stato a quell’epoca che ho iniziato a fare il produttore di musica elettronica. Tenevo anche un programma alla radio quindi ero molto multitasking. Poi con il grande aiuto di Francesco Bruni (altro tecnico del suono dello studio e dei miei soci) una serie di eventi mi ha portato ad aprire nel 2011 Studio 2 a Vigonovo fino a trasferirci nella sede attuale di via Garigliano a Padova.

Studio 2 nasce sei anni fa. Perché creare un altro studio di registrazione in un mercato già saturo?

Sono convinto che i musicisti abbiano cambiato il loro criterio per la scelta di dove registrare il proprio disco. La strumentazione conta, certo, ma è la persona che fa la differenza. Quello attuale non è un mercato saturo di professionisti che hanno creatività ma di macchine sterili. Ci sono più studi neutri e grigi che persone che ci mettono l’anima.

Qual è la forza di Studio 2?

Accompagniamo i musicisti dalla sala prove fino al momento della registrazione. Diamo consigli e non siamo mai accondiscendenti. Quello con l’artista è un lavoro molto mentale, secondo me siamo più psicologi che fonici certe volte. Il nostro punto di forza è che riusciamo a capire bene i nostri artisti entrando nella loro testa.

studio 2 padova

Come ti approcci ad un artista nel momento della registrazione?

In qualità di produttore ci metto molto del mio, cerco di entrare in empatia totale con il musicista capendo cosa vuole e cosa voglio io e cercando di mescolare il background di entrambi, andando a trovare qualcosa di nuovo. È più un lavoro di artigianato che un lavoro tecnico. L’approccio comunque è il concetto fondamentale: trovare l’equilibrio tra la parte tecnica e la parte di follia creativa.

Cosa ne pensi dell’approccio analogico che sta tornando in auge ultimamente?

Le mode sono mode e secondo me la verità sta nel mezzo. È giusto usare componenti analogici e vintage, anche perché credo che Studio 2 abbia più materiale andato fuori produzione prima degli anni ‘80 che strumentazione moderna. I tempi, però, vanno avanti. Secondo me la bellezza di oggi è che si possono avere le macchine con i suoni caratteristici vintage introvabili a disposizione di un software con una quantità illimitata di effettistica.

La strumentazione dello studio fa invidia a parecchia gente, raccontaci un po’ com’è.

Abbiamo puntato, a differenza di altri studi, ad avere una forte backline a disposizione dei musicisti a 360 gradi. Abbiamo dai pianoforti anni cinquanta, ai microfoni rari ma anche batterie Rogers e sintetizzatori introvabili. Puntiamo a dare all’artista cose che fa veramente fatica a trovare perché a noi piace un certo tipo di suono e cerchiamo di ritrovarlo, modularlo e utilizzarlo a pieno.

Di tutta la strumentazione, a cosa non rinunceresti mai?

Alla sedia, e non scherzo! Penso che sia la persona a fare il suono. Probabilmente anche se avessi della strumentazione di fortuna i miei clienti verrebbero comunque da me perché l’approccio al lavoro conta molto, più delle casse o della strumentazione in sé. Quindi se dovessi scegliere, mi porterei via la sedia e ripartirei da zero. Non sono legato alle cose materiali così tanto da dire “non farei mai a meno di qualcosa”.

Cosa ne pensi della musica italiana più recente?

Non riesco a digerirla. Penso non ci sia più la raffinatezza culturale delle decadi precedenti. I cantautori di adesso non hanno nulla da dire se non concetti superficiali. C’è una differenza sostanziale tra la generazione dei cantautori che c’è adesso rispetto a quella degli anni ’60 -‘90 che io reputo molto più di spessore: gli ascolti si sono focalizzati su delle cose sbagliate. Quando un cantautore andava a scrivere una canzone aveva ascolti di un certo tipo e si focalizzava su dei particolari che i cantautori di oggi non riescono a sentire. Non trovo un testo che riesca a toccarmi e non riesco a concepire come questi artisti riescano ad aver seguito con la loro superficialità. Sono davvero amareggiato da questa nuova leva.

bacco studio 2

Se potessi collaborare con un artista o una band (vivo o morto che sia) chi sceglieresti?

Il sogno sarebbe: morto Bowie, vivo McCartney.

A proposito di McCartney, so che avete registrato anche ad Abbey Road. Com’è stato?

Siamo andati ad Abbey Road per lavorare con Marco Cocci al suo nuovo album, il primo da solista dopo i Malfunk. L’abbiamo prodotto rimanendo chiusi in studio per otto mesi solamente io e lui, in una fase creativa che poche volte nella vita capita. Un giorno mi ha chiamato e mi ha detto “Andiamo a finire il disco ad Abbey Road”. Siamo stati lì per una settimana ed è stato come vivere nel film Una settimana da Dio, perché mi sembrava proprio un sogno. È il miglior studio al mondo e posso confermarlo.

Che consiglio daresti a un giovane sound engineer che si vuole approcciare alla professione?

Siate sicuri di volerlo fare perché non è un lavoro semplice, bisogna dedicarci tanto tempo e tanto studio quindi informatevi bene prima di entrare in un mercato come quello musicale che è molto difficile perché non ti dà certezze nella vita. Una volta che si è deciso di intraprendere questo passo bisogna studiare tanto. Gli elementi che possono trasformare un mediocre sound engineer in uno bravo è la competenza sugli strumenti. La chiave è unire il lavoro tecnico con quello artistico.

A che dischi state lavorando?

Marco Cocci, Lo Strano Frutto, Seville, Sabbia, Electric Ballroom, UB Dolls, Alberto Bombarelli, Divenio Callimaco e molti altri..

Cosa vedi nel futuro di Studio 2?

Dischi sempre più belli registrati con amore e passione. Io sono così: respiro, mangio e vivo di musica.

Qui sotto potete ascoltare la playlist dello Studio 2 su Spotify.
Roba buona.