Ciao Chester.

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Puoi essere ricco, famoso, talentuoso e circondato dagli affetti ma, qualora ci fosse ancora bisogno di dimostrarlo, se ti porti dentro i tuoi demoni e non riesci a sconfiggerli allora l’unica via d’uscita diventa farla finita. Proprio quello che è successo a Chester Bennington, leader dei Linkin Park morto suicida a 41 anni.

Il mio primo incontro con i LP risale all’estate del 2001 o del 2002, se non ricordo male, ovvero agli anni d’oro di Mtv Italia. Per caso mi imbattei in questo video fighissimo di questi ragazzotti statunitensi fighissimi che facevano casino in maniera altrettanto fighissima: il pezzo si chiamava Points of Authority, e mi impressionò a tal punto che poco tempo dopo ne acquistai il singolo remixato, il quale mi lasciò tuttavia un po’ di amaro in bocca.

Deciso a non demordere, venni a conoscenza che ‘sti ragazzotti fighissimi avevano pubblicato il loro primo album un annetto prima: Hybrid Theory e, una volta reperitolo in maniera non esattamente lecita, venne il momento di consumarlo.

Alla traccia numero 8, lo shock.

Un pianoforte, appena un po’ di scratch, strofa rappata, ritornello da stadio e un’altra strofa da brividi. In The End, signore e signori.

chester bennington linkin park

L’emozione che mi suscitò quella voce capace di passare dallo screaming più truce a un tono pop ebbe un effetto dirompente su quel preadolescente minuto e spaventato dalla sua stessa ombra. Per farvi capire l’impatto, quando internet era ancora acerbo, mi scaricai il testo e lo copiai a mano su un diario che conservo ancora adesso.

Col passare del tempo ho mal digerito la direzione presa dai LP, e l’ultimo album che ho ascoltato seriamente è stato Minutes To Midnight del 2007. Dei due precedenti, il già citato Hybrid Theory e Meteora c’è poco da dire, sono entrambi stupendi.

Non avendo vissuto l’era del grunge, considero i Linkin Park (con le dovute differenze, ovvio) come il mio grunge, cazzo. La finestra verso una musica diversa da quella proposta alla tv. E fanculo ai puristi che li hanno sempre snobbati. Dovreste cercare di capire che l’equazione mainstream = merda è una puttanata solo vostra. Fanculo di nuovo. Sì, sto parlando con voi “indie”.

Ciao Chester. Sei stato anche tu la mia preadolescenza, e di questo non smetterò mai di ringraziarti.

In the end, it doesn’t even matter.


Andrea Cignoni