Flūmine – I Blues Delle Alpi per il fiume Piave

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Ho ancora le spalle bruciate dal sole, a quanto pare sono dell’idea che la protezione solare sia poco rock. Devo cambiare idea, c’ho trent’anni ormai.
Nonostante le spalle bruciate e lo stampo degli occhiali in faccia, lunedì scorso mi sono svegliato contento, con l’idea di aver assistito a qualcosa di davvero figo.

Per quanto ci abiti vicino, il Piave (o la Piave come dicono i vecchi) l’ho sempre conosciuto solo dai libri di storia. Tra i tanti eventi Facebook di questo periodo però, ne trovo uno davvero interessante: Flūmine – una domenica al Piave. Nella descrizione si parla di esplorazioni in bicicletta, di libri, di teatro, di musica e soprattutto di fiume.
Sulla carta mi piace tutto (musica soprattutto, è sempre lei ad attirarmi), convinco un gruppo di amici e andiamo, nonostante il meteo non prometta nulla di buono.

flumine piave

Salettuol, Maserada Sul Piave, posti a me sconosciuti. Posti però stupendi, segnati dalla storia e soprattutto dalla passione per il fiume della gente che ci vive, il Piave appunto. È tutta gente molto umile e disponibile, che gioisce quando scopre che arriviamo da Padova apposta per l’evento e che si esalta quando scopre che tra il nostro gruppo di Padova ci sono un egiziano, una serba e una brasiliana.

Due guide di Legambiente ci accompagnano in bicicletta nell’Oasi Naturalistica del Codibugnolo. Non so quasi nulla di biologia, a parte qualche ricordo del Liceo o ciò che sento dai racconti di amici biologi, sempre distorti da qualche birra di troppo. Per quanto poco interesse possa avere però, mi godo anch’io le storie di uccelli e piante che vivono lungo il fiume.

flumine piave

Fa parecchio caldo, ma il Piave a Maserada deve ancora incontrare le città della Pianura Padana, è limpido e perfetto per un bagno. Sta andando tutto benissimo, sono eccitato, so che la parte migliore della giornata deve ancora arrivare.

Ore 19: È il momento del teatro. Silvio Barbiero invita tutti a sedersi sotto al grande noce in mezzo alla radura e inizia il suo incredibile monologo Groppi d’amore nella scuraglia, dal libro di Tiziano Scarpa. L’ho già visto una volta, ho letto 2-3 volte il libro, ma ogni volta scopro questo pezzo sempre più geniale. Applausi fortissimi.

silvio-barbiero

Ore 20: Sul mini-palco con vista Piave sono in 7, tutti della cricca di Veneto Contemporaneo. Il capitano Marco Iacampo, Ricky Bizzarro, Alberto Gesù, Erica Boschiero, Ulisse Schiavo, Irene Barichello e Alessandro Papotto. Sono seduti uno a fianco all’altro, stretti stretti perché il palco è davvero piccolo, ma con una vista spettacolare.

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Un gruppo di cantautori veneti, amici tra loro, che suonano in posti stupendi con formazioni diverse: il progetto I Blues Delle Alpi nasce dall’idea che anche noi abbiamo il nostro blues, esattamente con i cantautori blues americani, e anche il nostro blues è nato in un periodo difficile, durante la guerra.

E perché Jack White può citare quando vuole il “suo” retroterra blues e e noi no?
E perché ogni africano parte dalla tradizione per arrivare all’afrobeat e noi no?

Quindi proprio come Jack White cita il blues nella sua musica e proprio come Fela Kuti riproponeva le musiche tradizionali nigeriane nel suo afrobeat, anche Iacampo e soci citano i canti degli Alpini composti nelle trincee in montagna durante la guerra. Il risultato è un carosello di ottimi cantautori locali che rende omaggio alle tradizioni in modo splendido, senza cadere in trappole politiche, solo con della musica stupenda.

i blues delle alpi

Sui racconti di guerra di Irene Barichello, si alternano davanti al microfono Ricky, Marco, Alberto, Erica e Ulisse, suonando versioni splendide di canzoni che da sempre sento cantare dai vecchi nelle osterie di paese e qualcuno tra i loro migliori pezzi (bellissime la versione di Piova dei Radiofiera proposta da Ricky Bizzarro e Ulisse Schiavo e Biancavela di Iacampo).
Intorno a loro, il suono del fiume. Non troppo lontano si vedono anche parecchi lampi, ma il tempo ha capito la bellezza dell’evento e ha scelto di lasciare il sole sopra la radura di Flūmine.

È stata una festa stupenda per chi c’è stato, per chi l’ha organizzata, per chi ha letto, per chi ha recitato, per chi ha suonato, ma soprattutto per il fiume.

Al prossimo anno, Flūmine.


Enrico Grando

Le foto che fanno schifo le ho fatto io, ma non avevo più batteria nel telefono e scattare foto era davvero l’ultimo pensiero. Quelle migliori, le ho rubate dalla pagina Facebook di Flūmine, sperando che nessuno si offenda.