Alice In Chains – Rainier Fog

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“So che è strano, ma io continuo ad aspettare che alla fine si presenti lui sul palco… però oh, lui non esce mai”.

Questa è stata più o meno la frase pronunciata da uno spettatore durante l’attesa del concerto degli Alice in Chains lo scorso Giugno a Padova e sulla quale non ho potuto fare a meno di rimuginare anche nei giorni successivi.

Quel “lui” è ovviamente il compianto Layne Staley, cantante e cofondatore della band morto nel 2002 poco prima di compiere 35 anni, e poco importa se il nuovo frontman William DuVall fa parte della band da circa 12 anni e ha cantato in 3 dei 6 album pubblicati del gruppo: l’ombra di Staley difficilmente potrà essere messa da parte; per ogni ascoltatore/fan degli AIC, ci sarà sempre un solo “lui” (con buona pace anche di Jerry Cantrell, aggiungerei).

Alice In Chains - Rainier Fog

Rainier Fog, pubblicato lo scorso 24 Agosto 2018, è per l’appunto il sesto album della band: uscito a 5 anni dal precedente The Devil Put Dinosaurs Here (peraltro niente male) è una sorta di tributo alla scena musicale della città di Seattle come testimoniato dal titolo stesso del cd, riferimento all’omonimo monte presente nello stato di Washington.

Ascoltando le 10 tracce ci si rende conto che la band non ha alcuna intenzione di discostarsi dallo stereotipo secondo il quale gli Alice in Chains erano il gruppo più “metal” dei big 4 del Grunge (per quei due o tre che non lo sapessero mi riferisco a Nirvana, Soundgarden, Pearl Jam e, per l’appunto, AIC); il risultato è un disco ben suonato e compatto, che però sa troppo di già sentito.

alice in chains band

La traccia di apertura e primo singolo estratto dall’album The One You Know impiegherà sicuramente poco ad entrare nella testa dell’ascoltatore grazie al suo riff cattivo e a un ritornello estremamente catchy: discorso simile per la successiva Rainier Fog e per la ballad Fly, molto godibile e che sembra sia uscita dritta dal 1992 o giù di lì.
Stenderei personalmente un velo pietoso sulla successiva Drone; ammetto di aver fatto una fatica boia a non skipparla, ma ci sta: notevole invece Maybe, la seconda ballad (azzeccata) di un disco chiuso dal trittico So Far Under, Never Fade e All I Am, probabilmente la Down In A Hole dei “nuovi” Alice in Chains… ok, questa era grossa. Ad ogni modo struggente e intensa, seppur un pelino troppo prolissa.

Come accennato prima, di sicuro non ci troviamo di fronte a un brutto lavoro, tutt’altro. Forse manca un po’ di voglia di rischiare, forse manca il singolo che spacca, forse manca un po’ d’anima: quella che “lui”, ahimè, aveva da vendere. William DuVall, semplicemente, non ce l’ha. È un buon cantante e un ottimo intrattenitore, ma il grunge era (è?) un’altra cosa.

alice in chains live

Come ascoltarlo: Probabilmente il modo migliore è ascoltarselo in macchina (è senza dubbio scorrevole), ma va bene in quasi ogni altro contesto. Sarebbe comunque consigliato avere i capelli lunghi; se ce li avete, poi ditemi che cosa si prova. Ma questa è un’altra storia.

Pezzoni: The One You Know, Rainier Fog, Fly, All I Am.

Anno: 2018


Andrea Cignoni