A Perfect Circle • Eat The Elephant

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Sono passati quasi vent’anni da Mer De Noms (1999) e 14 anni da Emotive (2004). Vent’anni striscianti, mutanti, difficili da rincorrere, meraviglioso ponte tra la musicassetta e Spotify.
Sull’ultima fatica degli A Perfect Circle, Eat The Elephant si stanno concentrando e riversando aspettative, nostalgie, dilemmi, emozioni e speranze.

Personalmente non sapevo niente dell’imminente ritorno di Maynard & soci. Ricordo però la prima volta che ascoltai Mer De Noms e quanto Thirteenth Step alle mie orecchie rappresentasse la sintesi per me perfetta di suoni e melodie. Per quella commistione di cupo incazzato e melodico li ho sempre amati più dei Tool.

a perfect circle - eat the elephant
Con lo spirito di chi ha atteso 20 anni per stappare una bottiglia custodita gelosamente in cantina, ho deciso di ascoltare Eat The Elephant ed il sapore non è di sicuro quello dell’aceto. Va fatto decantare per essere gustato. C’è tantissimo piano, meno riverberi, una sezione ritmica più lineare ma ben definita e, se la musica si discosta abbastanza da tutto quello che è stato prima, la voce di Maynard, anche se meno aggressiva, non lascia adito a dubbi. Rinnovamento ed evoluzione per 12 tracce mai ripetitive, che trasmettono un’idea di rigore e pulizia, in cui i silenzi sono silenzi, le distorsioni equilibrate, i suoni netti e la voce nitida.

I fedelissimi potrebbero rimproverare la presenza di pezzi molto pop, come So Long, And Thanks For All The Fish, omaggio a Douglas Adams, Gene Wilder, David Bowie, Carrie Fisher, Muhammad Alì. Il bilancio è comunque positivo: in Hourglass e Delicious, infatti, l’impronta del passato è inequivocabile; c’è un meraviglioso strumentale (DLB) ed una inaspettata conclusione dalle derive elettroniche (Get The Lead Out).

E poi ci sono i testi, che ruotano attorno alle mille sfumature del tema della responsabilità civile, quella dei governanti, ma in primis della nostra. Si parla di disuguaglianza sociale, della comunicazione troppo virtuale e poco umana, dell’uso improprio e dell’abuso di armi, ma soprattutto si denuncia l’immobilità, si condannano fede e parole, sterili e vuote risorse se non sostenute e rese concrete dalle azioni.

Faith without works is
Talk without works is
Dead, dead, dead.

a perfect circle eat the elephant recensione

E quindi:

Take a look around, find a way in the silence.
Lie supine away with your back to the ground.
Dis- and re-connect to the resonance now.

Ottimi consigli, in generale.
Buon ascolto.

Come ascoltarlo: Ve lo dice Maynard, sdraiatevi supini in qualunque posto. Ma siate connessi, potrebbe essere un meraviglioso atto assurdo di responsabilità :)

Pezzoni: Disillusioned, TalkTalk, DLB

Anno: 2018

Tracklist:
1. Eat the Elephant
2. Disillusioned
3. The Contrarian
4. The Doomed
5. So long, and Thanks for all the fish
6. TalkTalk
7. By and Down the River
8. Delicious
9. DLB
10. Hourglass
11. Feathers
12. Get the Lead Out


Eleonora Morassut